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Appunti. Il lettino e la piazza, ascoltando Lidia Ravera

Appunti. Il lettino e la piazza, ascoltando Lidia Ravera

Appunti. Il lettino e la piazza, ascoltando Lidia Ravera

Pubblicato da Vita Marinelli il 23 Marzo 2014 –

Uomini e Uome. Il trionfo dell’universale maschile.

Donne, uomini. Diversi di corpo. La differenza è sotto gli occhi di tutti, per questo nessuno la vede. Il corpo che esce dal corpo dell’altro. Le donne non hanno bisogno di parole, sanno nel corpo di essere madri, i padri hanno bisogno di essere nominati. ‘Sto aspettando un figlio da te. Diventerai padre’. E l’uomo: l’ho raggiunta? Ho raggiunto questo corpo capace di produrre persone?

Il maschile, nel senso di sessuato maschio, è tutto, interamente, nella cultura. L’uomo che non si appropria della parola retrocede nella barbarie del corpo. C’era l’uomo. C’era prima del dispositivo del Professor Pincus, quando il corpo della donna non poteva mai essere disattivato. Oggi il corpo della donna, sdoganato dalla riproduzione coatta, non ha più bisogno di dispositivi.

Le donne fanno esperienza dell’essere Natura. Lo sanno. La contengono. Possono scegliere di non essere madri, restando madri potenziali. Il loro dispositivo è regolato. Essere intelligente e crudelmente attrezzata per essere Natura è terribile ed è, contemporaneamente, privilegio. Il privilegio del dolore. Un dolore superiore. Credi al tuo dolore. La Natura la determina, la donna, e la condiziona. Sangue per trenta o quarant’anni. Il corpo la inchioda alle stagioni che hanno un passo pesante. Il corpo della donna lo registra e lo subisce, solo. La cultura te lo ricorda, ti ricorda che non sei padrona. È l’esattezza di questo dolore, la donna. Dal tempo del menarca, dalle prime riflessioni, all’età dell’ombra, quando non si è più, nemmeno, oggetto di passione. Un uomo maturo resta affascinante, le donne giovani lo desiderano ancora. Una donna matura no.

Nell’aggettivo umano ci sono due soggetti diversi, l’uomo e la donna. Dunque la parola chiave è l’esperienza. Si sperimenta il vivere da donna, sintesi tra Natura e cultura. Durante la sua vita, ella risulterà, a seconda, invasa, invisibile, invisa. Eccolo, l’elogio del dolore. Le donne sono portate a scavarsi dentro, non a caso il loro organo sessuale è dentro, dentro il quale quello maschile sventola. La donna è delusa. Etimologicamente fuori dal gioco. Quindi destinata a giocare eternamente.

Negli anni ’70 lo slogan Donne è bello. Oggi verrebbe da dire Donne, è bello? Ecco le Uome. Le pentite del femminismo, le spaventate. Le Uome sono le nuove deboli, succedaneo a chi è vissuto come più forte. Sono Uome le donne che si adeguano. In politica le Uome parlano una lingua adottata dai politici. Accettano tempi lunghi e devastanti. Imparano il commercio. Perdono di vista gli obiettivi, la politica della concretezza. Dovrebbero essere delle Mrs Ramsay, esercitarlo, il potere. Ma solo per far nascere miglioramenti nella vita di tutti. Invece sono donne costrette ad essere Uome. Fingendo di essere Uome. Fingendo.

via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – Appunti. Il lettino e la piazza, ascoltando Lidia Ravera.

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