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Appunti su Andrea Camilleri

Appunti su Andrea Camilleri

Appunti su Andrea Camilleri

  • Il primo libro di Camilleri che ho letto non è stato un Montalbano. È stata una biografia su Luigi Pirandello. Allora, quando accadde, adoravo Pirandello e invece scoprì Camilleri. Poi, ho letto diversi libri del commissario e, quando non ho snobato la televisione, a volte succede, ho guardato anche il telefilm. Di lui ho preferito infine i romanzi storici. Non avrei mai saputo di un viceré donna in Sicilia se non me lo avesse detto Camilleri.

    In occasione del suo ottantanovesimo compleanno la Rai ha proiettato un documentario sottoforma di intervista. Ho preso appunti mentalmente. Così adesso qualcosa ve la scrivo.

    Esordisce così parlando degli scrittori. Agli uomini piace scuitare il cane ca dorme. Agli uomini piace raccontare chi non vuole essere raccontato. Scuitare esiste anche nel mio dialetto, è spettacolare, e vorrebbe significare letteralmente squietare, togliere la quiete, disturbare.

    La telecamera mostra uno studio piccolo di Camilleri. Dice che gli piace avere tutto concentrato, ma soprattutto gli piace sentirsi coccolato dai libri. Come lo capisco.

    Per scrivere si prepara come dovesse uscire. Si lava, si sbarba, si veste, perde tempo per organizzarsi mentalmente. Poi, inappuntabile, entra nello studio. E scrive. Non sa scrivere se non è sbarbato. A scrivere si diverte sempre. E per arrivare ad una falsità plausibile (quella del racconto) si prepara documenti falsi su cui lavorare. Da sua moglie, ad esempio, una volta si è fatto redigere un atto di nascita in latino per creare una storia.

    Si considera uno scrittore trapezista. E quando spiega cosa voglia dire davvero ti rendi conto che la sua intelligenza ti rende felice. È un trapezista perché mai ha pensato che la scrittura dovesse degenerare in lavoro. Un trapezista impiega tanto tempo a creare figure difficilissime, eppure quando si esibisce si vede solo un corpo armonioso, sorridente. Mai un corpo affaticato. Se facesse vedere la fatica che c’è stata, rovinerebbe il godimento. Così lo scrittore.

    A sua nonna, cugina prima di Luigi Pirandello, deve la gioia e la maestria del racconto. Pare si inventasse le parole quella donna, un po’ italiane e un po’ siciliane. A suo padre deve la scrittura del suo primo libro. Il racconto dell’ultima notte accanto al padre è commovente. La sua vita è stata piena, riconosciuta tardi. Ma a lui non importa. Non è attaccato a niente se non agli affetti. Della vecchiaia dice bene. Perché quando nasciamo ci viene dato un biglietto comprensivo di tutto. Tutto. Infine un pensiero per Elvira Sellerio. Una grande donna. Un editore diverso, ma per lui una vera amica.

Un Commento

  1. Confesso che ho provato da giovane a leggere Camilleri, ma ho rinunciato presto, per la difficoltà, che mi dicono superabilissima, della commistione italiano-dialetto. Non mi è venuto spontaneo, da adulta, riprovarci e a tutt’oggi lo conosco e lo amo per quello che gli ho sentito dire tutte le volte che ha parlato in tv e per quello che han detto di lui e scritto su di lui. Non ho perso un solo Montalbano televisivo, anzi, se posso, me lo rivedo ogni volta che tornano le repliche e lì il dialetto mi è chiarissimo! Ma una cosa la voglio proprio sottolineare: Camilleri SI DIVERTE a scrivere! Vivaddio. A differenza di altri…Naturalmente non nega la fatica della scrittura come quella del trapezista, ma non la sbandiera, non vuole che si veda, altrimenti sentirebbe di aver fallito. Fatti la barba, Camilleri e vai.

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