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Brevemente, Giuseppe Dozza

Brevemente, Giuseppe Dozza

Brevemente, Giuseppe Dozza

Una figura ingombrante, il sindaco che ha governato Bologna dal 1945 al 1966. Figlio di proletari, con grande desiderio di studiare. Nato nel 1901, nel ’21 abbraccia l’attività politica. E’ costretto alla clandestinità durante il fascismo, poi ad un assaggio delle purghe staliniane, anche all’esilio. Rientra finalmente a Bologna nel ’43 e vi resta.
Secondo Luisa Lama Dozza era un uomo che non credeva nelle capacità taumaturgiche di un uomo solo al comando. Lui, credeva nella squadra. E nel consenso e nella partecipazione. Consenso e partecipazione li cercava nelle Consulte cittadine. Era importante il modo com’erano composte queste Consulte. C’erano rappresentanze di vari strati sociali, dal parroco all’artigiano al medico alla levatrice. Dozza credeva nel partito. Quel partito, che per essere tale, doveva avere sì ideologi e amministratori, ma anche figli come Oscar Montuschi, il rivoluzionario di Valerio Varesi.
Nel libro di Valerio, accanto a personaggi inventati come Oscar e Italina, c’è Dozza, appunto. Si raccontano trentacinque anni di storia dal dopoguerra al 1980. Quando Bologna, ma tutta la società, era ancora fondata sul NOI. I due comunisti di cui racconta Valerio, Oscar e Italina, sono partecipi della ricostruzione della città. Oscar è il pupillo di Dozza. Con Dozza Valerio si prende delle libertà, gli fa dire delle cose verosimili, come la storia delle case del popolo che fanno più di un comizio, o cose sottovoce. Lui le diceva e le faceva, le cose. I trentacinque anni raccontati da Valerio finiscono quando finisce la politica con la P maiuscola. Si passa alla stagione dell’io. Bologna è tutta in quei trentacinque anni perché questa città era l’altra Italia, era l’alternativa possibile.

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