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Cani e uomini

Cani e uomini

Cani e uomini

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    Non mi sono mai sentita all’altezza di convivere con un cane. Per l’idea che mi sarei imprigionata nei suoi bisogni, che avrei dovuto metterlo sempre al primo posto e avrei dovuto rinunciare a molto di me per essere in grado di occuparmene decentemente. Immaginarmi l’intensità del suo affetto, incondizionato, e della sua fedeltà non mi ha aiutata. Mi sono concessa allora la compagnia di gatti. La loro autonomia dall’umano mi è parsa una garanzia di reciproca libertà. E il loro farmi e chiedermi carezze, a sorpresa, dopo essere scivolati via da ogni mio tentativo di afferrarli, mi ha ogni volta emozionata profondamente, come un dono libero, da non dare mai per scontato. Fuori raramente ho incontrato gatti. O si erano persi, o erano disperatamente in calore, o avevano semplicemente fatto una passeggiatina, sicuri di essere in una viuzza amichevole, dove tutti sanno di chi sono e a chi riportarli, in caso di ora tarda. Qualche volta ho incontrato gatti al guinzaglio: andavano rasente i muri, sguardo dilatato a destra e a manca, pancia bassa, alla marines… Invece di cani sono piene le strade, mi pare di essere sempre dentro “La carica dei 101”. Tante volte i padroni fanno una brutta bruttissima figura e sembrano non rendersene conto, né quando strattonano, sgridano, picchiano il loro cane, né quando non raccolgono le loro feci e tirano insulsamente dritto. I cani mai fanno brutta figura, loro. Non per loro responsabilità.

    Resto incantata ogni volta che assisto a un incontro-scontro tra due cani. E’ su questo che vorrei ragionare.

    Quando i cani sono della stessa stazza non mi stupisco del loro fronteggiarsi, sia se tacciono con aria minacciosa o che abbaino furiosamente.  Ma quando sono uno un signor cane e l’altro un cagnolino da quattro soldi ed è quest’ultimo ad abbaiare furiosamente mentre gira attorno all’altro con  frenesia, tanto da mettere a rischio l’incolumità del padrone attorcigliato al guinzaglio, rifletto sulla banalità della mia sorpresa. Se il cane è piccolo lo penso automaticamente un cucciolo che vuol darsi delle arie o vuole semplicemente giocare e allora penso che il cane grande – nella mia testa per forza adulto se non addirittura anziano – si armi di santa pazienza e lasci che il piccolo si scateni. Non succede sempre così. Anzi. Tante altre volte i due si abbaiano furiosamente a vicenda e allora rifletto sulla banalità del mio moralismo che vorrebbe il cane grande “ragionevole”. E magari è solo un cucciolo, lui. Mai penso al genere. Spessissimo ho sentito i padroni chiedere: E’ femmina? E’ maschio? e su questo non ho riflettuto. Superficiale, lo so. Dovrò chiedere per capire meglio.

    Negli ultimi tempi, però, di fronte a questi incontri-scontri canini mi viene con insistenza da riflettere sul mondo degli umani (?) dove il piccolo – nel senso di età, ma anche solo di corporatura – non usa più – se mai lo ha fatto – rispettare il grande, né per età né per corporatura. Anche se il dislivello tra loro è esagerato, anche se il piccolo non è cintura nera di qualche arte marziale. Perché oggi cammina spesso con una protesi, non importa quale: un coltello, una mannaia o una pistola. Quel che conta è che quella protesi lo fa sentire invincibile, e può decidere di prendersi una vita per un sorriso fatto al momento sbagliato o per un controllo di routine.

    Per quanto riguarda il genere, m’informerò per il mondo canino, ma in quello umano so bene che ancora – e sarà un “ancora” lunghissimo, temo – il genere va in un’unica direzione e per vincere su quello femminile al maschio non serve alcuna protesi se non quella che ha di natura e che servirebbe al piacere, possibilmente condiviso. E la forza fisica, che servirebbe a sostenere, non a massacrare.

    – via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – Cani e uomini

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