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Ciao, bella!

Ciao, bella!

Ciao, bella!


Sono giorni e giorni che non mi lascia stare il pensiero di quanto possa essere privo di delicatezza un mio saluto abituale – assolutamente condiviso – a persone che non fanno in senso affettivo parte della mia vita, ma che incontro spesso, in genere  nelle vie abituali per me e per loro, vicine alle nostre case.

Mi riferisco al “ciao, bella!”. E dico “bella”, al femminile, ché “ciao, bello” non si usa proprio. A nessuna età. Forse perché all’uomo non si chiede di essere bello esteticamente? La sua bellezza è nell’intelligenza, nella forza, nel potere. E l’uomo – generalizzando – questo tipo di bellezza è autorizzato dalla società a credere di averlo, nel suo  prezioso dna di maschio.

Ho chiesto a mio figlio, che ha quasi 33 anni, il significato del saluto che usa abitualmente con i suoi amici e loro con lui: “bella vez!”. Mi ha guardata po’ stranito da una domanda così fuori contesto, ma educatamente mi ha risposto: ” vez, cioè vecchio,  ciao, vecchio. In alternativa al ‘ ciao, zio’, al ‘bella zio’ dei rappers” . E non ha saputo dirmi il perché di un saluto del genere, se non che lo usa da tutta una vita. Di certo da una ventina d’anni. Neanch’io so dire il perché del mio “ciao, bella” e gli anni passati ad usarlo sono molti di più di una ventina. Il suo saluto è decisamente giocosamente ironico.

Quello che in questi giorni mi turba e mi disturba è che ho avuto improvvisamente consapevolezza di salutare con “ciao, bella!” anche creature decisamente brutte. Tutte ricambiano lo stesso saluto e non mi guardano male. Magari non hanno mai riflettuto sul non senso di quell’aggettivo rivolto a loro, che belle non sono, non solo, sono proprio brutte, onestamente. Forse è un saluto totalmente meccanico, abitudinario, anche per loro. Il suono è di per sé gradevole e lo è tanto di più se il tono è caloroso. E il mio tono è in genere caloroso. Mi piace proprio salutare le persone, non lo faccio frettolosamente e le guardo dritto negli occhi. E se la persona mi è particolarmente simpatica, o io lo sono a lei,  mi fermo per due parole e intanto le tocco la spalla, il braccio, la mano. Mi piace il contatto fisico. Mi sembra che ce ne sia così poco.

Beh… Mi sono improvvisamente vergognata di me, del rischio corso tante volte di impermalosire, ferire, offendere, mettere in difficoltà, far dubitare, per la mia superficialità, la mia leggerezza, la banalizzazione meccanica di qualcosa di importante, ché importante lo è davvero, il saluto. Non a caso lo si toglie quando, secondo noi, la persona che incrociamo non se lo merita, non ne è più degna. Si gira la faccia, si fa finta di non vedere. O invece si guarda, si fissa negli occhi l’altro e non lo si saluta.

Mi torna in mente, per contrasto, quella volta che mio figlio, a due anni e mezzo, seduto sulle mie ginocchia, in autobus, nella fila in fondo fatta di 5 sedili, si è sporto tutto in avanti, ha guardato una signora e a voce chiara ha detto: “Mamma, ma perché è così brutta?” indicandola in maniera inequivocabile.

Che dire?  Tra la spudorata impietosa sincerità di un bambino e la distratta banalità bugiarda di una persona adulta mi viene da salvarle entrambe, quindi anche quest’ultima, che finora sembra essere scivolata senza colpo ferire, almeno all’apparenza.  E poi “ciao, bella” richiama ” O bella ciao”. E allora! Forse posso mettermi tranquilla.


– via Social4Web – https://www.social4web.com/blogs – Blog View – Ciao, bella!.

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