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Corri, corri!

Corri, corri!

Corri, corri!

Pubblicato da Filomena Taraborrelli il 15 gennaio 2013.

Dai corri, corri, mantieni il passo, respira regolare, mantieni le spalle rilassate, ruota il busto dolcemente, le braccia lasciale morbide, concentrati sull’appoggio dei piedi, fa si che rullino sul terreno in modo fluido, ecco un passo dopo l’altro, la gamba destra cerca di farla spingere come la sx, lo so che il ginocchio duole, ma i muscoli sono caldi, continua a correre, mantieni il ritmo della musica, quella dolce, non tamburellante, il passo segua il ritmo regolare del 4/4, il tempo della musica ti ha sempre aiutata, dai allora, non mollare adesso che c’è salita, respira a fondo. Neve intorno, tanta, la strada ripulita e il sole che ha sciolto il nevischio residuo. Sensazione piena, pura, aria fredda ma non gelida che mi penetra nei polmoni, i muscoli reagiscono tutti insieme, il corpo suona una sinfonia, il cuore dirige, i polmoni amplificano, i muscoli mantengono il ritmo. Ritmo, musica, sudore, fatica, persino sorrido mentre i passi calcano la strada. E mentre corro penso alle cose che mi sono sembrate enormi da affrontare e anche alle piccole faccende quotidiane, ripercorro le parole dette ed ascoltate, alle confidenze ed ai segreti, i dolori che hanno lasciato il segno e le gioie che quei segni hanno concellato. Come un mantra mi ripeto la preghiera del passo, mi esorto, mi sprono a mettere un passo davanti all’altro. Penso a tratti ed ho dei flash, mio padre che non corre da anni, ha corso tanto da ragazzo e la sua giovinezza l’ha trascinato in fondo ad una miniera nera di carbone, a volte me lo immagino mentre scappa spaventato da quelle viscere e sapeva già che il giorno dopo ci sarebbe rientrato con il passo dell’uomo e non più del ragazzo. Laggiù deve aver lasciato anche la tolleranza verso il prossimo, una parte che a noi figli non ci è stato più restituito. Come una pietra, così lo ricordo fin dalla mia infanzia, quella pietra riusciva a coccolarmi, ma da grande è riuscito a ferirmi, adesso penso che alla fine io ho imparato a correre perchè si corre per scappare in natura o per arrivare da qualche parte più velocemente. Sarà che mi arriva più sangue ossigenato al cervello o è semplicemente solo la fatica che mi intorpidisce i pensieri? Non so, voglio smettere di farmi domande, ma l’indole del corridore è quella di chiedersi se arriverà in fondo al percorso, se le caviglie saranno solide, i muscoli resistenti. I miei pensieri corrono allora a mia madre….madre, solida e sicura, una fortezza, una fonte di riflessioni, allora il mio passo decellera, mi intenerisco, mia madre una donna anziana la cui età non corrisponde alla mia foto che ho di lei, lei è la mano che mi ha sorretto, la mano che mi ha accarezzato la fronte e spazzato via le mie insicurezze, è la voce che mi ha rassicurato prima di ogni gara, di ogni esame, ogni nuovo traguardo della vita, si è colei che ha reso viva la mia vita quando già volevo scappare da tutto.

Corri, corri allora, un passo dopo l’altro, cerca di mantenere il tuo ritmo, c’è chi corre più forte, ma in fondo il percorso è pur sempre lo stesso, c’è chi lo percorre più volte, chi annaspa e chi invece sorride mentre mette un passo davanti all’altro.

via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – Corri, corri!.

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