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Da FB ad Alda Merini

Da FB ad Alda Merini

Da FB ad Alda Merini

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    Da due-tre giorni mi ronzano in testa due suggestioni che una mia amica mi ha fatto leggere e che ho copiato sul quadernino che porto sempre con me in borsa, insieme a matita, biro e piccolo libro da leggere nelle attese. Sono due suggestioni che in qualche modo seguono un percorso simile, portano dalla stessa parte. Almeno a me han fatto questo effetto di prossimità. Il primo un’altra amica lo ha definito subito come proveniente di certo da Facebook. Ora, io Facebook non lo frequento, non sono proprio iscritta. Quindi non so. L’altro è un pensiero di Alda Merini ed allora non c’è FB che tenga. Di lei so.

    “Soffro di claustrofobia, non posso frequentare MENTI chiuse” (FB).

     “Mi piace chi sceglie con cura le parole da NON dire” (Alda Merini).

    I maiuscoli sono miei, per sottolineare quello che mi ha conquistato e interrogato. E’ come se Alda mi avesse indicato con quale sguardo soffermarmi sulla prima frase. Menti chiuse di certo non immaginano neanche che ci possa essere una cura da prestare alle parole da NON dire. In genere parlano senza alcuna attenzione speciale a cosa dire e tanto meno ad alcuna parola detta dall’altro se non è in sintonia con le proprie. Le menti chiuse le si pensa rigide, schematiche, autoreferenziali. Forse, invece, possono essere spaventate. O insicure. L’insicurezza e la paura tolgono aria, respiro, ampiezza di sguardo e di ascolto, accoglienza. Restare allora rigidamente abbarbicati alle proprie certezze tranquillizza. Che siano convinzioni circa la propria vita quotidiana, affettiva, lavorativa, di relazioni, o siano stereotipi, pregiudizi, visioni e valutazioni di altro e di altri da sé, scheletriche, anoressiche, date per scontate, dette per abitudine, “è così e basta”, combattono tutte lo spauracchio delle paure e delle insicurezze. Ci si chiude, allora, nei piccoli semplificati pensieri già pensati da altri, su cui si fa affidamento, e fatti nostri perché parlano soltanto di noi, eliminando tutto quello che può far riflettere e far correre il rischio di concepire pensieri non ancora pensati, pericolosi per la propria serenità. Rifiutare invece di ascoltare conviene, pensano.

    Scegliere con cura cosa dire è già difficile, ci vuole un’attenzione all’altro non di poco conto. Se lo si conosce può essere più semplice, ma se l’altro è uno sconosciuto si può correre il rischio di sbagliare approccio e di creare da subito ostacoli alla comunicazione che poteva essere importante e preziosa. Ma scegliere con cura le parole da non dire, accidenti, è davvero un compito duro. Perché non significa mentire o anche solo tacere la verità. Significa poter dire, e dirlo, quello che è necessario, ma non solo per un bisogno personale, per uno sfogo infuocato, per un moto di stizza o di rabbia. Quello che diciamo, se non accade mentre siamo da soli in casa e ci parliamo allo specchio, arriva all’altro e può avere la forma di una carezza lieve o di uno schiaffo. In mezzo mille altre possibilità.  Siamo onesti: sappiamo, in linea generale, l’abc del comunicare efficace, sappiamo che voler sempre essere spontanei e autentici può significare in realtà indelicatezza e indifferenza, sappiamo cosa può ferire un amico o uno sconosciuto, sappiamo come sia facile essere equivocati e prestarci ad equivocare, sappiamo che basterebbe  metterci nei panni dell’altro per non sbagliare, almeno non grossolanamente. E allora si riuscirebbe a non dire quello che non serve e ad avere, così, cura della comunicazione, quella cosa che sempre più sembra perdere contorni e visibilità per essere a volte solo un miraggio.

    – via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – Da FB ad Alda Merini.

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