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Dove mi vedo bambina

Dove mi vedo bambina

Dove mi vedo bambina

Pubblicato da Vita Marinelli  il 25 Luglio 2012.

Quand’ero bambina di quattro anni la mamma diventò mamma una decima volta. Facevo lo scivolo sui sacchi di grano quando arrivò quel fratellino che mi spodestava dal privilegio di più piccola. Poi più piccola son sempre restata. Delle femmine, aggiungeva prontamente mia madre. Più preziosa, aggiungevo io mentalmente, era difficile dirmi di no. Trotta trotta cavallino, diceva mio padre schioccando la lingua. Io gli correvo sulla sua gamba malata e lui mi lasciava salire. Iniziava il galoppo. Redini erano le sue mani grandi abbronzate di campagna e di grano, con le vene tutte autostrade del cuore. Dove andiamo? chiedeva. E io, che ho visto il mare da grande, me lo immaginavo davvero quel viaggio, lo desideravo. A Roma! pregavo. Roma è lontana, diceva dispiaciuto e dissuadente, ma sai quanto ci vuole per arrivare a Roma? forse se lo immaginava pure lui quel viaggio, forse solo la gamba gli faceva proprio male. Allora ci pensavo, delusa, ma non mi veniva nessun’ altra destinazione e sciogliendo un po’ le redini, a occhi bassi, chiedevo: dove allora? A Ceglie! è più vicino, poi è dove sei nata tu. Quella cosa che ci ero nata io me lo restituiva bellissimo quel posto che non conoscevo nemmeno. Allora felice riprendevo le redini e incitavo mio padre. Se sapesse che sono arrivata fino a Bologna. L’ho pensato nel mio ultimo viaggio in Puglia e vedendo Ceglie da lontano. Mi ha emozionato. Non la conosco affatto l’antica città dei Messapi, che pure è bella. Sorrido pensando a quell’unica volta, in terzo liceo, che con un’amica si decise di uscirci una sera e incontrammo il mio professore di chimica. Fece il piacione, doveva essere appena trentenne. Poi pure sleale, m’interrogò il giorno dopo. Gli ulivi è facile vederli in tutta la Puglia, ma quelli da Ceglie a Villa Castelli sono festosi al passaggio. Forse sia io che loro ci riconosciamo. Stavo perdendomi nel gioco che faccio sempre tornando, quello di provare a indovinare chi vedrò per primo, ma non ci prendo mai. A volte non le riconosco neppure subito le persone che vedo, loro a me sì, e mi trovano magrolina e sempre uguale a prima. Così dicono. Prima quando? penso io, che in quel posto mi vedo sempre bambina. Quest’ultima volta però il gioco s’è interrotto bruscamente. Ho chiesto a mio fratello com’è possibile che si sia bruciato tutto. Se metti un tronco d’ulivo nel camino è capace di restare ad ardere per giorni interi, e un tronco secolare, in vita, avrà impiegato sicuro una settimana. Ci sarà stato tutto il tempo per spegnerlo. Da piccola, d’estate, gli incendi erano una maledizione per chi viveva di campagna. Così imparai, anch’io, a proteggere gli alberi dalla maledizione. Come un gioco che non era, ripulivamo gli ulivi tutt’intorno dall’erba secca, solcando il terreno in circolo per fermare il fuoco, nel caso. Da piccola, qualche volta, rasavo i misurini di piombo e contavo i punti della briscola. Ma questo un’altra volta.

via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – dove mi vedo bambina.

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