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Embarco con destino bolonia

Embarco con destino bolonia

Embarco con destino bolonia

Pubblicato da Vita Marinelli il 14 agosto 2012.

Sei arrivata tardi, curandera madrilena. In ritardo di circa vent’anni. Però l’annuncio mi arriva dolce, quasi fosse solo per me, nonostante la fila di vacanzieri, bolognesi che riconoscerei ovunque, stereotipati come pochi, Audi, Spagna e Happy Hour, non si siedono in terra e non mangiano in strada. Qualcuno lo riconosco davvero, qualche professionista visitato nelle mie incursioni librarie, e sono a Madrid. Io, curandera raffinata, non sono arrivata tardi. Ma sono sfinita da tre giorni di camminate e, senza stereotipi appresi, o solo alcuni, ma quali? mi siedo contro una colonna e aspetto senza ansia da prima fila, ché tanto tutti si sale, ché tanto tutti arriveremo a Bologna nel caso che.

Appena atterrata avevo notato una schiera di tassisti che assale il turista avventore. Va bene, facciamola girare l’economia spagnola, sono pure in difficoltà, che ne sai che non ricambino il favore vista la nostra situazione? Epperò non doveva, no. Va bene l’assalto a rubarti a un altro collega, va bene superare la fila non fila come in uno slalom, ma di ridermi in faccia il quattro a uno Spagna Italia, no. Non m’importa neppure di calcio da quando il mio Lecce s’è fatto beccare in combine, vedi a volte la comunicazione? Lo dico sempre io che le parole sono importanti e che possono essere fiori o pietre. Pietre. No, grazie. La metro è così comoda, poi mi ha sempre divertito l’intreccio di colori sulla cartina, e arriva fino in aeroporto con appena tre euro di supplemento contro i trenta del tassista del quattro a uno. E che soddisfazione, dopo un pomeriggio di scorribande metropolitane, rispondere ad una ragazza che sì, sei sul binario giusto, verso Arganda del Rey. Chi diamine era costui? O costei? Che si permette di dire italiani maleducati solo perché ho preso una telefonata mentre le chiedo il supplemento di cui sopra? Lo sguardo paziente, il mio, le sta dicendo che no, non sono maleducata, ho persino la suoneria bassissima per non disturbare chi mi affianca. Lei non capisce, italiani maleducati ripete mentre nel mio orecchio una frase arriva come un tuono d’estate. Donde estas Nazario? Come donde estàs? Ve l’ho lasciato, accidenti! L’ho portato personalmente di persona per non perderlo. Donde estàs? Italiani maleducati! Va bene, è arrivato il momento, Barbara lo dice sempre che è liberatorio. Grida Vita, grida forte. Hanno perso mio figlio! La costei di cui sopra ammutolisce, non se l’aspettava, temo, da una vita piccola un urlo in biblioteca. No che non ero in biblioteca, si dice così quando squarcia il silenzio e anche l’attesa sofferente del nulla che accade della Guardia Civil. Sono in tre, fanno presto a chiudermi in cerchio. Che pasa aqui? Nazario esta aqui! Ecco. Appunto. Non grido più, lo giuro, l’hanno trovato. Non passa nessuno, davvero, ma da dove passo ora per uscire da ‘sto cerchio armato? Le pistole mi fanno pure impressione, dov’è Fausto, il mio capo? Due sono grandi e cattivissimi, quello in mezzo mi dà dell’incapace amorevolmente. Non intiende dice verso i cattivi e cerca la mia approvazione. No, non intiendo. Ma sono capace di gridare, Barbara ne sarebbe fiera. Non piango lì, è sconveniente per un giaguaro maestoso. Che pasa aqui? Passa un treno, me lo lasciate prendere por favor? Sul treno qualcuno ha vomitato, almeno le lacrime non sporcano, per le donne poi sono un ottimo struccante per occhi. Penso che ho voglia di stendermi in un prato a respirare. E se mi danno ancora dell’incapace? Il Prado, va bene. Meglio, o forse no con Saturno in bella mostra che si mangia un figlio. Donde estàs Picasso? Non è aqui. È mai possibile che in Spagna le persone non siano mai dove debbano essere? È al centro de arte Reina Sofia. Guarda, Pablo, sto arrivando, dì a Guernica di mettersi in tiro. Tiro lungo ancora un giorno, ancora dieci corse della metro a dodici euro, mi dispiace signor tassista. Me ne avanzano due di corse prima di rituffarmi in aeroporto. L’ho scelta la mia preda sensoriale. Signora glielo regalo, dico porgendole le dieci corse avanzate due. Non intiendo risponde. Ossignore! Che strano popolo, si perde e non capisce, stereotipato peggio dei bolognesi. Dos vajas per te, dico. Regalo? Mi chiede e s’illumina. Sì, regalo, te lo regalo. Como se dice gracias en italiano? Gracias, rispondo.

Embarco con destino Bolonia. Fa l’annunciatrice a intervalli ripetuti. Sì, proprio un destino Bologna, la mia Bologna. Ma era vent’anni fa, curandera madrilena. Tre giorni prima l’annunciatrice aveva detto solo: imbarco con destinazione Madrid. C’è una bella differenza.

via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – embarco con destino bolonia.

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