Pages Navigation Menu

get the blog!

I primi tornarono in pullman

I primi tornarono in pullman

I primi tornarono in pullman

  • Per parlare della manifestazione di Roma ho cercato un titolo nella testa per dire subito ed efficacemente perché ero lì, anch’io. Perché credo bisogna esserci, avevo detto. Poi, prima della partenza, ho sentito il nostro Presidente del Consiglio autoproclamatosi, che è finito il tempo in cui una manifestazione di piazza può bloccare un governo e che, se davvero fossimo stati un milione, un milione di persone se la deve vedere coi sessanta milioni restati a casa. Ora devo proprio partire, ho pensato sentendolo.

    Il ritrovo all’una e trenta della notte, partenza alle due. Sono stati predisposti anche dei treni, ma i pullman fanno più manifestazione e sono partiti prima. Un serpentone in autostrada, molti doppi, anche quello su cui ho viaggiato. Gli autogrill intasati per la sosta obbligatoria. In pullman età assortite. Giovani, grandi e molto grandi. Questi ultimi c’erano per figli e nipoti cui non hanno intenzione di lasciare un futuro senza speranza, hanno detto. I giovani perché il futuro proprio non lo vedono. I grandi, io, perché nessuno può salvarsi da sé e la piazza è il luogo più naturale dove incontrarsi. Su queste motivazioni i più si sono addormentati, qualcuno ha russato anche, due hanno sfoggiato per tutto il viaggio il repertorio del corteggiamento. Chissà se sono giunti ad un accordo, almeno loro. Io non ho dormito né all’andata né al ritorno. Perché già non dormo tanto in una situazione normale. Perché mi fido poco se a guidare è uno diverso da me. Perché mi affascinava questa transumanza di pullman che, a tratti, si accostavano e dentro vedevi altri uguali a te. Perché il pullman panoramico sembrava dovesse incastrarsi nelle gallerie dell’Appenino e non serviva neppure la disinvoltura con cui le imboccava a farmi stare tranquilla. Perché in curva curvava troppo. Perché i centodieci chilometri orari parevano una velocità spropositata a quell’ora della notte quando solitamente si dorme. Starà dormendo l’autista? Più volte sono stata tentata di scendere al piano di sotto a fargli compagnia, ma non bisogna parlare all’autista. È una regola perentoria.

    La manifestazione è stata bella, pacifica, pulita, colorata di rosso com’era doveroso. Al ritorno una nuova transumanza, ma diradata. Alcuni pullman sono partiti alle tre del pomeriggio, il mio alle cinque. I treni in serata.

    Allora ecco il titolo. Anzi. Ecco il libro che me lo ha ispirato: I primi tornarono a nuoto. È un libro sulla vita. È un libro particolare perché, per parlare della vita, appunto, si racconta di morti che tornano. Tornano senza voler fare del male, spaesati d’esser tornati in un mondo che non riconoscono. Tanti, infatti, tornano davvero da molto tempo prima, da altre epoche. I vivi capiscono che sono innocui, ma ugualmente organizzano un convegno su di un isola per pianificare il modo di farli tornare morti per via della sovrappolazione. I vivi erano sereni d’aver trovato il modo di isolarsi nella decisione, chiudendo porti e inibendo l’arrivo di mezzi d’acqua, ma sull’isola i primi (morti) tornarono a nuoto. Mentre i vivi erano impegnati a respingerli, un morto aiutava una viva a partorire.

    Ieri, condividendo l’entusiasmo di esserci, mi è stato restituito d’essere inno alla gioia vitale. Vitale.

    – via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – I primi tornarono in pullman.

Lascia un Commento

Pin It on Pinterest

Share This