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Il mendicante e le sue mani vuote

Il mendicante e le sue mani vuote

Il mendicante e le sue mani vuote

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    Ho letto giorni fa un articolo di Federico Pichetto, su “Il Sussidiario”, pubblicato venerdì 22 agosto 2014 e offerto a Social4Web da Salvatore Guarnera, con il titolo suggestivo: La preghiera di James, il boia e il Mendicante. Mi aveva all’inizio profondamente colpito l’immagine di Dio che mèndica la compassione di un suo figlio verso un altro figlio. L’inizio aveva toccato corde segrete dell’anima, favorito anche da parole che sembravano offrire una consapevolezza benevola delle contraddizioni che Dio ha agli occhi di chi non crede. Forse le ha anche agli occhi di chi crede, ma la fede, la grazia di averla,  il bisogno di averla, per non cadere nella più nera disperazione e nella bestemmia,  può rendere serenamente ciechi. Si può sopportare tanto, persino l’impossibile da comprendere, se si ha la fede. La fede davvero consola, fa luce e indica la strada. E lo sto dicendo seriamente, convinta del sostegno che essa può dare a chi non è un sepolcro imbiancato. Scorrendo il testo, però, mi sono dovuta ricredere e l’insistente e insistita immagine di Dio mendicante mi ha fatto male. Non per me che non ho rapporti con lui. Ma per la consapevolezza di che livello di fede drammatica richiede questa immagine. Dio ridotto ad essere qualcuno che nulla ha – se non l’amore, certo – e che può solo chiedere, implorare, insieme a noi – come già da tempi immemorabili sappiamo fare benissimo da soli –  senza avere alcun potere, lui come noi,  perché le cose cambino, anche dopo la preghiera più straziante.  La salvezza, la realizzazione della bontà, della scelta giusta è nel pianto di Dio, dice in qualche modo il giornalista. Se noi riusciremo a sentirlo, allora rinsaviremo, metteremo via ogni sentimento negativo e diventeremo buoni. Se il boia avesse sentito il pianto di Dio ne sarebbe rimasto folgorato e Foley sarebbe ancora vivo. Foley purtroppo non ha avuto una seconda grazia, nonostante tutti, e Dio per primo, abbiano pregato per lui e lui per se stesso e certamente per i suoi cari. E noi creature umane dovremmo sentirci al sicuro perchè il nostro Dio si è fatto mendicante? Ecco: se credessi in Dio, lo ringrazierei di averci fatti creature libere di scegliere la nostra vita, i nostri comportamenti, i nostri valori. E quindi anche di sbagliare atrocemente, come di rinsavire. Potrei immaginare il suo dolore perché il nostro libero arbitrio lo abbiamo e lo stiamo usando contro la sua meravigliosa opera, potrei anche provare a confortarlo, a rassicurarlo che lo sappiamo che lui non può intervenire a cambiare il corso delle cose, perché compete solo a noi, creature umane. Ma non potrei in alcun modo chiamarlo l’Onnipotente! Il giornalista lo fa, proprio alla fine del suo articolo, dopo averci detto tutta l’ impotenza del suo divino mendicante. A me pare una bestemmia alla sua intelligenza – quella di Dio, intendo –  e a quella di chi lo ama e a quella di chi, come me, ama profondamente il messaggio universale di pace e di amore di Gesù, che non si è mai ritenuto onnipotente,  e istintivamente cerca di realizzarlo ogni giorno nel suo piccolo quotidiano, consapevole della propria immensa impotenza,  e che non prega, ma parla, alza la voce, denuncia, si mette in gioco, rischia l’emarginazione per poter continuare a dire la sua verità.

    – via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – il mendicante e le sue mani vuote.

Un Commento

  1. Non trovo che risulti una bestemmia appellare Dio come Onnipotente dopo aver presentato il fallimento della Sua pressante intercessione per la salvezza di James Foley: l’autore dell’articolo, secondo me, vuol ancora una volta dirci, nellla sintesi di un termine,come, Colui che tutto può non vuole forzare la volontà dell’uomo: la Sua potenza non risulta sminuita perchè è Lui stesso a volere così.

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