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L’arte rinnova i popoli e ne rivela la coscienza

L’arte rinnova i popoli e ne rivela la coscienza

L’arte rinnova i popoli e ne rivela la coscienza

  • Forse l’ennesima provocazione qualche giorno fa, quella secondo cui l’Italia sarebbe già in svendita. A lanciarla è stato l’esponente di un movimento politico. Per fortuna subito ci ha pensato Philippe Daverio a dire che no, non siamo in vendita, ma siamo dei disperati. Chissà se era meglio la provocazione, da sola. Forse no.

    La provocazione nasce critica di un decreto che vorrebbe detrazioni fino al 60% per chi fa donazioni a favore della cultura. No al mecenatismo, dice Daverio, e a me verrebbe di dirlo assieme a lui. Lo Stato deve iniziare a fare lo Stato, non può chiedere l’elemosina per la Cultura.

    L’Italia ha un patrimonio culturale artistico che la rende diversa da qualsiasi altro Paese. Ma gli Italiani pare che si accontentino di averlo, il patrimonio, senza doverlo seguire. Perché? Me lo sono chiesto, me lo chiedo. Eppure una possibilità, ma non unica certo, che abbiamo di difendere la nostra dignità di uomini ce la offre la cultura. Rivelerebbe la nostra coscienza il nostro patrimonio, appunto. E’ questa forse la disperazione richiamata da Daverio? Che non ce l’abbiamo, una coscienza culturale?

    Che peccato. Certo, nell’universo dell’utilitarismo economico, è più facile comprendere l’efficacia delle merci, del danaro, che quella dell’arte, della cultura.

    L’uomo diventa sempre più povero mentre crede di arricchirsi, avvertiva già Cicerone qualche tempo fa.

Un Commento

  1. Forse è freudiano. Il titolo di questo mio breve scritto voleva essere la citazione della massima che si trova sul frontone del teatro Massimo di Palermo. E per buona parte lo è. Solo che, anziché la parola vita (che inflaziono parecchio avendola come nome), ho usato coscienza. Bravo Freud.

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