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Luisa Grosso (Miriam e la geometria)

Luisa Grosso (Miriam e la geometria)

Luisa Grosso (Miriam e la geometria)

Pubblicato da Filomena Taraborrelli il 13 ottobre 2012.

La sensazione balsamica che ti scalda lo spirito quando conosci una “bella persona” è una di quelle sensazioni difficili da rendere attraverso le parole, anche perchè rischi di sconfimare in campi minati e diversi delle emozioni. Ma tant’è!

Mettiamo una serata freddina e piovosa, raccolti insieme in una sala con amici e conoscenti, ma tutti con lo stesso desiderio e con lo stesso libro stretto in mano. Ci siamo riuniti per conoscere l’autrice di quel libro che si capisce subito dalle facce, ci piace tantissimo! Io ho fatto qualche ricerca su questa Luisa Grosso che ha i miei stessi anni e che di mestiere, mette insieme le parole per descrivere i pensieri e le emozioni, quindi per me, che tanto fatico a raccontare, è fonte di grande curiosità, senz’altro un mio tratto distintivo. Lei è in ritardo e c’è chi ne approfitta per finire di leggere il libro, le ultime pagine che ho trovato devastanti sul fronte degli equilibri emotivi, lei che per tutto il romanzo cerca di trovare delle linee geometriche che possano tenere insieme la sua vita, il suo amore, gli affetti e la paura, solo alla fine, quando il tutto diventa niente e il vuoto diventa solido come un’appiglio per sorreggere tutta una esistenza, solo in quelle ultime pagine trovano una determinazione che in qualche modo stravolge e in fondo rimette ordine nella vita di ognuno. Sono certa che il libro ha un contenuto forte autobiografico, lo si capisce dalla competenza della conoscenza delle difficoltà oggettive e materiali che si affrontano di fronte a una persona improvvisamente invalida e dipendente in tutte le sue funzioni da qualcun’altro, una persona giovane peraltro!

Lei arriva in ritardo ed ha la faccia di quella che pensa che “questa sera proprio non ne ho voglia…che ci sto a fare quì?” Ci guarda e sembra imbarazzata, forse non sa cosa l’aspetta esattamente. Vita la introduce al senso della serata, le racconta che ci sono stati altri incontri con gli autori e che l’obiettivo del gruppo degli “itineranti di lettura” si sposta su vari piani. Lei sembra adesso più rilassata, ascolta gli interventi e man mano che si va avanti nella discussione e nella disamina del libro, la sentiamo proiettata verso di noi e si racconta, confessa in effetti che il senso del libro le è servito per raccontare una decisione dolorosa che ha dovuto prendere suo malgrado perchè Miriam, la protagonista, ci fa capire, in buona parte è lei stessa. Ci racconta anche da chi ha tratto ispirazione per i suoi personaggi, come in fondo ha voluto rappresentare una situazione dolorosa anche in qualche modo divertente e non melodrammatica, sebbene l’argomento non lascia molto spazio all’allegria. A me è venuto da pensare che questo spiega il senso della vita, che in ogni caso, deve andare avanti, senza dimenticare quello che è stato e guardare avanti serve a non perdere gli altri che ci restano accanto o incontreremo in futuro. Il futuro è una parola bella, in quella parola io ci ritrovo il senso del vivere e anche del morire.

Luisa è una bella persona, profonda e delicata, ma osservandola si intuisce anche la sua forza. Gli occhi sembrano scandagli ed esprimevano tutto, inquietudine, curiosità e allegria, almeno così mi è sembrato di averci scorto.

via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – LUISA GROSSO (Miriam e la geometria).

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