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MEDITAZIONE TENUTA IL 9 GENNAIO 2013 NELLA BASILICA CATTEDRALE

MEDITAZIONE TENUTA IL 9 GENNAIO 2013 NELLA BASILICA CATTEDRALE

MEDITAZIONE TENUTA IL 9 GENNAIO 2013 NELLA BASILICA CATTEDRALE

Pubblicato da Francesco Pio Ventorino il 12 gennaio 2013.

  •  AGATA INCONTRA GESU’ NELLA CHIESA DI CATANIA

    “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione definitiva” (Benedetto XVI, Deus caritas est, n. 1).

    Cos’è un incontro se non il trovare qualcuno che corrisponde pienamente alle attese del proprio cuore, le soddisfa in modo impensabile e insperato, e perciò ci attrae verso di sé perché vogliamo stare con lui per tutta la vita? La fede più che una dottrina o una decisione morale è un grande amore. I primi discepoli incontrarono Gesù e lasciarono tutto per stare con lui.

    La fede – diceva il Papa all’Udienza generale del 24 ottobre 2012 – “è adesione a un «Tu» che mi dona speranza e fiducia”.

    La nostra sant’Agata ha incontrato Gesù nella Chiesa di Catania del suo tempo e se ne è innamorata. In questo amore trovava il suo vanto e la sua grandezza, il senso, lo scopo e il valore della sua vita.

    Ascoltiamo come la ricordano gli atti del suo martirio che si sono conservati nel cuore e nella memoria dei catanesi.

    Quinziano, console romano della provincia di Catania, aveva fatta arrestare Agata, ragazza di nobile famiglia, per mostrare a tutti il suo potere e per soddisfare le sue vergognose passioni. Ma di fronte alle resistenze di lei, dopo aver tentato inutilmente di farla convincere da una certa Afrodisia, una donna di facili costumi, cercò di intimorirla con minacce di condanna. Fattala condurre al suo tribunale così la interrogò. Ascoltiamo soprattutto le risposte di Agata.

    Allora Quinziano irato comandò che fosse condotta al suo tribunale e sedendo d’ufficio, così cominciò a parlare: – Di che condizione sei tu?

    25. La B. Agata rispose: – Non solo nata libera, ma di nobile famiglia, come lo attesta la mia parentela.

    26. Il console Quinziano disse: E se attesti di esser libera e nobile, perché mostri di vivere e vestire da schiava?

    27. S. Agata disse: Perché sono serva di Cristo, per questo mostro di essere schiava.

    28. Quinziano disse: Ma se sei veramente libera e nobile, perché volerti fare schiava?

    29. S. Agata disse: La massima libertà e nobiltà sta qui: nel dimostrare di essere servi di Cristo.

    30. Quinziano disse: E che perciò? Noi che disprezziamo la servitù di Cristo e veneriamo gli dei non abbiamo libertà?

    31. S. Agata rispose: La vostra libertà. vi trascina a tanta schiavitù, che non solo vi fa servi del peccato, ma anche vi sottomette ai legni e alle pietre.

    Da queste parole si evince che Agata aveva trovato in Cristo e nella sequela di Cristo il principio della sua libertà, perché la libertà non è fare ciò che pare e piace, ma assecondare l’amore che genera in noi Colui che è più grande di noi e che solo può essere lo scopo vero della nostra vita, cioè Cristo. Mentre sottomettersi “ai legni e alle pietre”, cioè a cose che sono meno di noi, ci rende schiavi per sempre.

    Sant’Agata ha posto agli uomini del suo tempo e a quelli di oggi la domanda fondamentale: c’è più libertà nel donare la propria vita in un grande amore o nel sacrificarla per ottenere più soldi, più potere e piacere?

    Questi erano gli idoli vergognosi per cui viveva Quinziano, dei quali si vergognava tanto da non ammettere che fossero lo scopo della sua vita e da non potersi augurare che divenissero il senso della vita di sua moglie. Così sant’Agata sfida Quinziano che la invita ad adorarli.

    35. Quinziano disse: Scegli ora una delle due, a tuo piacere, o da insipiente incorrere in varie pene con i condannati, o da sapiente e nobile, come la natura ti ha fatto, sacrifica agli dei onnipotenti, che sono veri dei come dimostra la loro vera divinità.

    36. S. Agata rispose: Ti auguro che tua moglie sia quale fu la tua dea Venere, e tu sii tale quale fu Giove, tuo Dio,

    37. Quinziano ciò udendo comandò che fosse schiaffeggiata e le disse; Non ti rischiare a cianciare temerariamente in disprezzo del giudice.

    38. S. Agata rispose: Hai detto che sono tuoi dei, quelli che la vera divinità dimostra di esser tali; sia dunque tua moglie tale quale Venere, e tu come Giove, perché anche voi possiate essere computati nel numero dei vostri dei.

    39. Quinziano disse: E’ ben chiaro che tu scegli di soffrire vari tormenti, poiché mi insulti con ripetute difese.

    40. S. Agata rispose: Mi meraviglio che tu, uomo saggio, sii giunto a tanta insipienza da stimare tuoi dei quelli, la cui vita non vorresti fosse imitata da tua moglie e da dire allo stesso tempo che ti fa ingiuria chi ti augura di vivere secondo il loro esempio

    41. Se infatti sono veri dei, bene ti ho augurato dicendoti che la tua vita sia tale quale si dice sia stata la loro. Se poi hai in orrore la loro compagnia, sei d’accordo con me.

    La fede, dunque, in questo dialogo si dimostra come l’unico grande amore per cui vale la pena donare tutta la propria vita e perciò come il principio della vera libertà e del rifiuto di sottomettersi agli idoli del mondo.

    Ma questo modo di pensare sconvolge il modo di pensare della società nella quale Agata era immersa, molto simile alla nostra. Dove questo modo di concepire le cose si impara e dove può trovare continuamente conforto? Il Signore non ha lasciato libri scritti, ma ha lasciato una compagnia umana che si chiama Chiesa. Solo nella società dei santi è possibile sostenere la lotta necessaria per mantenersi fedeli a Cristo come l’amore dominante della vita.

    Gli atti del martirio raccontano che dopo che Agata fu torturata persino nelle mammelle fu rinchiusa in un carcere tenebroso. Là ricevette la visita di un vecchio misterioso.

    61. Rinchiusa che fu nel carcere, ecco che circa la mezzanotte venne un vecchio (che era preceduto da un fanciullo con un lume) portando nella mano vari medicamenti,

    62. Il quale affermando di esser medico, cominciò a rivolgerle queste parole: Sebbene lo stolto consolare ti abbia afflitto con tormenti corporali, tu colle tue risposte gli ha inflitto più gravi pene.

    63, E poiché egli ti ha torturato e fatto strappare il seno, la sua ubertà gli è cambiata in fiele, e l’anima sua è riservata ad amarezza eterna.

    64. E poiché io ero presente quando tu soffrivi tali cose, osservai e mi accorsi che la tua mammella può ricevere cura e salvezza.

    65. Allora S. Agata gli disse: Mai ho apprestato al mio corpo medicina terrena e non conviene che perda ora quello che ho conservato fin dalla prima età.

    66. Il vecchio le dice: anch’io sono cristiano e conosco bene l’arte medica: non volere avere rossore di me.

    67. Gli dice S. Agata: E che rossore posso io avere di te, che sei già. troppo avanzato in età? E poi quantunque io sia fanciulla, il mio corpo è talmente lacerato, che le mie stesse piaghe non mi lasciano pensare cose di che possa arrossire.

    68. Ma ti ringrazio o buon padre, perché ti sei degnato avere per me tanta sollecitudine: e ti ripeto che il mio corpo non sarà mai toccato da medicine fatte da uomini.

    69. Le disse quel vecchio: Ma perché non permetti che, io ti curi?

    70. Agata rispose: Perché ho per salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale con la sola parola cura ogni cosa e la sola sua voce tutto ristora: questi, se vuole, può rendermi sana.

    71. Allora sorridendo il vecchio le disse: Ed è proprio lui che mi mandò da te: io non sono che il suo Apostolo: e nel nome di lui sappi che devi essere sanata. Ciò detto disparve dai suoi occhi.

    Il vecchio misterioso rappresenta l’Apostolo di Cristo, Pietro e la Chiesa, il luogo nel quale si viene continuamente confortati nella fede e sanati, cioè perdonati nei nostri peccati. Questa è una compagnia umana ma rende presente il Signore. È sacramento.

    Quelli che dicono di poter vivere per Cristo senza la Chiesa non sanno quello che dicono per due motivi. Il primo è che senza la Chiesa non sapremmo niente di Cristo. Cristo non si incontra nei libri, neanche nei vangeli, ma soltanto nella compagnia dei santi che sono nella Chiesa. Il secondo è che senza la Chiesa e i suoi sacramenti non avremmo la forza di essere fedeli a Cristo.

    Dobbiamo essere grati al Signore per questo grande dono della Chiesa e dei suoi sacramenti, senza del quale non potremmo mai arrivare a Lui e fare nostra la preghiera che Agata fece dopo la visita dell’Apostolo Pietro.

    72. Allora prostrandosi in preghiera S. Agata disse: Ti ringrazio o Signore Gesù Cristo che ti sei ricordato di me, e mi mandasti il tuo Apostolo che mi ha confortata ed ha risanate le mie membra.

    73. Finita la sua preghiera, osservando tutte le ferite del suo corpo, s’accorse che era salva in tutte le sue membra: infatti perfino la sua mammella era rifatta.

    L’esperienza di essere rifatti è quella che facciamo quando riceviamo i sacramenti, specie quello della Confessione dei peccati.

    C’è ancora di più negli atti del martirio di sant’Agata, cioè l’esperienza della vittoria su questo mondo. Chi vince il mondo? Coloro che si sottomettono alle sue leggi, al suo modo di pensare e di agire, ai suoi ricatti e alla sua violenza, oppure i santi, cioè coloro che, seguendo Cristo crocifisso, partecipano già in questa terra della sua vittoria sul male? Questa è la domanda fondamentale!

    77. Dopo quattro giorni comandò Quinziano che fosse nuovamente presentata al suo tribunale e le disse: Fino a quando ti farai pazza a resistere agli ordini degli invitti imperatori? Sacrifica agli dei, se no, sappi che sarai sottoposta a più gravi tormenti.

    78. S. Agata rispose: Tutte le tue parole sono stolte, vane ed inique, i tuoi comandi appestano persino l’aria. Per questo sei misero e senza intelletto. Chi infatti vorrà invocare in suo aiuto una pietra e non il vero e sommo Dio, che si è degnato di curarmi tutte le piaghe da te fattemi, e perfino di ridonare al mio corpo perfettamente integra la mia mammella?

    79. Disse Quinziano: Ma chi è che ti ha curato?

    80. S. Agata rispose: Cristo il Figlio di Dio.

    81. Quinziano disse: Ancora osi nominare Cristo?

    82. Agata rispose: Io confesso Cristo colle labbra e col cuore non cesso giammai di invocarlo.

    83. Quinziano disse: Vedrò ora se il tuo Cristo ti curerà. E comandò che fossero sparsi a terra acuti cocci, e sotto i cocci fossero messi carboni ardenti, e Agata vi fosse rivoltata a corpo nudo.

    84. Mentre l’ordine veniva eseguito, subito il luogo, dove il santo corpo veniva rivoltato fu scosso e una parte di parete cadde e seppellì il consigliere del giudice, di nome Silvano, e l’amico di lui, di nome Falconio, col consiglio dei quali egli perpetrava scelleratezze.

    85. Anche tutta la città di Catania fu scossa dalla veemenza del terremoto. Perciò tutti corsero al tribunale del giudice e cominciarono a tumultare grandemente, perché tormentava con empi strazi la santa serva di Dio, e per questo tutti si trovavano in grave pericolo.

    86. Allora Quinziano cercò di scappare, impaurito da un lato dal terremoto e dall’altro dalla sommossa del popolo.

    87. Perciò comandò che fosse nuovamente portata. nel carcere, ed egli dandosi alla fuga da una; porticina secondaria lasciò il popolo alle porte.

    88. Sant’Agata entrata poi nuovamente nel carcere, allargò le sue braccia al Signore, e disse: Signore che mi hai creato e custodito dalla mia infanzia, e che nella giovinezza mi hai fatto agire virilmente;

    89. Che togliesti da me l’amare del secolo, che preservasti il mio corpo dalla contaminazione, che mi facesti vincere i tormenti del carnefice. il ferro il fuoco e le catene, che mi donasti fra i tormenti la virtù della pazienza;

    90. Ti prego di accogliere ora il mio spirito: perché è già tempo che io lasci questo mondo per tuo comando e giunga alla tua misericordia: Dette queste parole alla presenza di molti a voce spiegata, rese lo spirito.

    91. Ciò udendo le folle devote vennero con grande celerità e portando via il corpo di lei, lo riposero in un. sepolcro nuovo.

    92. Avvenne poi, mentre il suo corpo veniva unto con aromi e con molta cura seppellito che si avvicinò un giovane vestito di seta,

    93. seguito da più. di cento fanciulli, tutti adorni e belli, e nessuno mai prima lo aveva visto in Catania, né dopo alcuno lo vide, né altri si trovò che dicesse di conoscerlo.

    94. Questi dunque venendo, entrò nel luogo, dove si componeva il corpo di lei e le pose vicino al capo una tavoletta di marmo, nella quale c’è scritto: MENTE SANTA, SPONTANEO ONORE A DIO, E LIBERAZIONE DELLA PATRIA.

    95. Pose dunque questa scrittura come abbiamo detto dentro il sepolcro di lei, alla testa e tanto stette là finché con ogni diligenza venne chiuso.

    96. Chiuso poi il sepolcro se ne partì, e come abbiamo detto non fu più né visto né sentito parlare di lui nella contrada o in tutta la regione Siciliana.

    97. Donde arguimmo che fosse il suo angelo.

    98. E quelli che avevano visto questa scrittura, divulgandola resero premurosi e ferventi tutti i Siciliani: tanto che sia i giudei, sia i pagani concordi ed insieme con i cristiani cominciarono a venerare n sepolcro di lei.

    È ancora aperta la discussione sulla autenticità di questi atti del martirio della nostra santa; ma ciò che è indiscutibile è che essa rimane nella coscienza del nostro popolo come questi atti la descrivono, cioè come colei che per il suo amore a Cristo ha vinto il mondo.

    Ogni anno il 4 febbraio si ripete il miracolo di un grande concorso di popolo che dalla cinque del mattino assedia la cattedrale perché vuole vederela sua Santa Martire.Siamo uomini e donne, giovani e non più giovani, che quando esce sant’Agata dal suo abitacolo gridiamo il nostro affetto fedele e scrutiamo il suo volto per vederne i segni della bellezza che non tramonta con il passare degli anni.

    “Guarda quanto è bella questa mattina la santuzza” ho sentito dire da un uomo, maturo negli anni, al suo giovane figlio, quasi per introdurlo nel suo segreto amore per questa donna che dopo diciassette secoli è ancora presente.

    E tutti gridiamo: “Cittadini, viva sant’Agata!”. “Cittadini”, diciamo, quasi che per riconoscere questa bellezza non sia necessario neanche essere cristiani, basta essere uomini veri, cittadini di Catania.

    Presente e bella è Agata Vergine, tanto bella che ciascuno di noi vorrebbe che la propria madre, la propria sorella, la propria moglie le assomigliassero, quasi che essere almeno per un po’ come Lei sia necessario, per essere una vera donna.

    Eppure, lo sappiamo, ne portiamo per le nostre strade i resti mortali, le sue reliquie, quella metà superiore del corpo che sta nel suo simulacro e il resto fatto apezzi nelloscrigno prezioso che lo segue sempre, quasi a dire che solo così essa è tutta intera.

    La portiamo in un carro, prezioso e tanto caro ai catanesi, tirato da migliaia di giovani, che per due giorni lasciano il lavoro e che ne portano il “voto”, cioè un camice bianco, segno di devozione e di appartenenza, in una sorta di corteo popolare, più che di processione, guidato da un laico, il mastro della “vara”, cosa questa che la rende quasi unica nella tradizione della feste religiose.

    Ci sono stati momenti della nostra storia catanese (esattamente dal 1876 al 1878) in cui il circolo di S. Agata insieme agli altri circoli cattolici catanesi hanno dato vita ad una propria lista alle elezioni comunali per difendere questa tradizione dal laicismo imperante che odiava le pubbliche manifestazioni religiose. E questa lista riportò un clamoroso successo, perché i catanesi capirono che a questa festa era legata la loro cultura e la loro civiltà, cioè la loro dignitosa concezione della vita.

    Portiamo, dunque, per le nostre strade le reliquie del corpo di S. Agata, eppure la riconosciamo viva e presente. Altrimenti a chi grideremmo la nostra preghiera?

    Ma come può accadere questo, come può darsi questo paradosso? Siamo dei visionari, dei fanatici? No, cari amici è la certezza della fede!

    La fede è la certezza che Gesù ha vinto la morte con la sua morte e che coloro che con lui subiscono la prova della morte con lui la vincono: perché partecipano della sua obbedienza, partecipano della sua gloria. Vincere la morte significa essere vivi e presenti sempre. Gesù, i santi, i nostri santi morti sono presenti sempre.

    Chi ha questa certezza, solo chi ha questa certezza, può affrontare la vita con libertà, con coraggio, con distacco dalle cose e dalla stessa vita, con letizia e creatività. La fede, e solo la certezza della fede, rende l’uomo capace di vivere da uomo, senza cedere ai ricatti del denaro e del potere o alle lusinghe della ricchezza e del piacere.

    Dov’è, dunque, il segreto della bellezza di sant’Agata?

    Nella sua fede: nella fede che Dio l’avrebbe aiutata a superare la prova della morte trovò la forza di resistere al tiranno del suo tempo fino a schernirlo e umiliarlo, perché si sentiva fatta libera solo al pensiero che il suo Signore era morto perché Lei vivesse per sempre. Così con la sua morte ha reso testimonianza al potere che Cristo ha di rendere forti i deboli, per questo è divenuta Martire. Il martirio, infatti, è un atto di fiducia e di amore a Cristo fino al sacrificio della vita, che rende vittoriosi persino sulla morte.

    Si è fidata di Cristo e ha avuto ragione. Oggi chi la ricorderebbe più, se non avesse resistito con tutta la sua libertà? Per questa libertà sostenuta dalla grazia della fede essa è rimasta donna, vera donna: non si è venduta al potere o al piacere ed è divenuta un segno di speranza per tutti coloro che amano il bene e la vera libertà degli uomini e delle donne.

    Con questa convinzione anche quest’anno grideremo ancora: “Cittadini, viva sant’Agata”.

    “Viva” sant’Agata non per farla quasi rivivere con il nostro grido, ma per gridare il riconoscimento della nostra fede, cioè riconoscerla viva in Cristo. Per la sua fede in Cristo, infatti, sant’Agata è ancora viva e farà vivere con lei coloro che con lei crederanno che il Signore del mondo è uno solo. Non sono la lussuria, il denaro e il potere; ma è Gesù Cristo.

    Via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – MEDITAZIONE TENUTA IL 9 GENNAIO 2013 NELLA BASILICA CATTEDRALE.

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