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Modiche Sofferenze

Modiche Sofferenze

Modiche Sofferenze.

Pubblicato da Vita Marinelli il 4 Ottobre 2011 –

Presto quel banale viaggio di lavoro si sarebbe trasformato in qualcosa di più. Ma non ero partita di buon grado. Poi il volo cancellato e la corriera Catania Modica in ritardo avevano cercato di convincermi delle mie prime paure. Andavo in Sicilia per interrogare un cliente in sofferenza. Potevano mandarci un uomo, accidenti! Avevo pensato leggendo la comunicazione. Chissà questi siciliani e questi modicani! Sarei stata una preda facile delle loro furbizie e malizie.

Giorgio Scivoletto era in ritardo di due rate di mutuo sulla casa in Strada Pisacane 54. Appena due mesi e mezzo fa aveva comprato un appartamento da ristrutturare con prodotto acquisto più ristrutturazione, erogazione unica tranche a lavori finiti. Ricordo che quando ricevetti la perizia definitiva utile all’erogazione restai incantata dalle foto dell’appartamento. Tanto che il mutuo richiesto sembrava davvero esiguo. A Modica avevo notato subito i tanti cartelli vendesi, soprattutto nella parte antica. Ma perché preferivano le nuove costruzioni alle ristrutturazioni? m’ero chiesta, come se il cemento armato e tutte queste tecniche antisismiche proteggessero più che il calcare forte o tenero di una cava.

Modica casa nobiliareHo prenotato una stanza poco distante da Strada Pisacane. Non conosco il cliente, com’è naturale. Ricordo la sua foto sul documento al momento dell’istruttoria. Stato civile libero. Pareva anche un bell’uomo. Davanti al 54 di Strada Pisacane trovo una vecchia lastra di marmo con inciso a caratteri lisciati dal tempo la scritta Barone De Leva LETTERE e sotto, appunto, la cassetta per la posta con tanto di stemma nobiliare.

Per un attimo il dubbio d’aver sbagliato indirizzo ma sul campanello c’è proprio il nome che cerco. Suono. Non risponde nessuno. Aspetto. Suono ancora. Mi guardo intorno. Sto per andarmene quando la porta si apre e, con gli occhi di sonno aggrediti dal sole, un uomo in mutande si affaccia interrogativo. Per forza non paga il mutuo, penso, non lavora e dorme tutto il giorno!
Buongiorno, sono della Banca. Credo lei sia Giorgio Scivoletto.‘ dico per presentarmi.
Socchiude la porta solo per darsi un contegno allungando le mani sul davanti come a nascondersi dietro a sé stesso. Poi timidamente dice ‘Arrivo subito, dottoressa, mi metto in ordine.’

Intanto con la coda dell’occhio ho già sbirciato all’interno. Proprio una bella casa.
Eccolo che torna.
Prego, dottoressa, si accomodi.‘ Sembra felice di vedermi e non so come arrivare subito al discorso degli insoluti che quasi mi spiazza chiedendomi se gradisco un caffè. La mia parte è esattoriale, quando mai si vorrebbe condividere un caffè con un esattore?
Volentieri, grazie.‘ Rispondo, cercando di capire la sua strategia prima di mettere in atto il mio interrogatorio.  
E’ venuta bene la sua casa.‘ dico per rompere il silenzio mentre mi prepara il caffè.
Ah, grazie, dottoressa. Ma io ho fatto veramente poco, solo metterci i quattrini.
Ecco, appunto, penso mentre lui continua.
E’ pazzesco, dottoressa, se le racconto la storia di questa casa. Perché io non è che la volessi comprare. Un giorno ero stato al cimitero a trovare mia madre buonanima, parlo di più di vent’anni fa. Poi girando tra le tombe vedo una cappella bellissima. Di pietra rossa, tutta piena di disegni.

Guardo dentro e prima di leggere il nome riconosco la fotografia. Il mio medico era, il Barone De Leva. Sono uscito dal cimitero e mi sono fatto prendere dalla nostalgia di quando ero bambino. E senza rendermene conto sono andato verso l’ambulatorio dove mia madre mi portava per la febbre. Il posto completamente abbandonato era, il portone accostato per lasciar passare i gatti randagi. Ho iniziato così, a portare qualcosa ai gatti, meschini, e tutte le volte che uscivo mi pareva che m’era passata la febbre.‘ Si alza a controllare il caffè e prosegue ‘Lei mi capisce, dottoressa, mi sono persuaso che in questa casa non ho più la febbre…
Stemma Nobiliare

Signor Scivoletto, lei ha un mutuo con l’Istituto che rappresento ed è in sofferenza…
Che dice, dottoressa? non soffro più, quale sofferenza? ho trovato la pace in questa casa come se l’Amabile De Leva mi curasse alla bisogna.
 ‘…è in ritardo di due rate di mutuo, ce l’ha il mutuo no? proprio le prime due, che succede? credeva che i soldi non si restituissero?‘ Non faccio in tempo a finire la frase per accorgermi del cinismo e del fastidio che offende pure me. Lo dicevo io che dovevano mandarci qualcun’altro quaggiù! Non son capace, provo a recuperare. ‘Signor Giorgio, le sue sono sofferenze modiche, sarebbe un peccato che questa bella casa se la prendesse la Banca. Guardi che le fanno una segnalazione come cattivo pagatore e poi non potrà più accedere ad un mutuo, ci ha pensato?

Giorgio Scivoletto si alza e va al tiretto di uno scrittoio. Quando torna da me ha in mano non so quante banconote da cento euro che a occhio le coprivano eccome le due rate morose. Me le porge.
Giorgio, ma allora perché non le ha pagate?‘ chiedo mortificata.
Io, dottoressa, non ci ho pensato perché non c’ho mai tempo, lavoro di notte, di giorno non capisco niente, sono da solo in questa casa, ma almeno non me la sento più la febbre. Però da soli non si capisce ragione, uno lavora e lavora, tanto non lo aspetta nessuno la sera o la mattina, forse i gatti, e pure loro escono dopo che li hai dato da mangiare. Si figuri, i soldi li ho messi da parte, che scherza? i debiti si pagano, lo so, come che non lo so! Chi li avanza se li viene a prendere. Ma…mica mi figuravo una dottoressa come lei.

Arrossisco a quello che credo sia un complimento e dico ‘L’accompagno nella sua banca, facciamo il bonifico e si aggiusta tutto.’
Mi leva la sofferenza, dottoressa?
Sì, gliela tolgo e me ne torno a Bologna.
Si sbaglia, dottoressa, me ne ha appena messa un’altra.

di Vita Marinelli

N.B: Ogni riferimento a luoghi e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale

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