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Oltre il desiderio

Oltre il desiderio

Oltre il desiderio

  • Una delle cose che amo di più è andare in libreria alle presentazioni di nuovi romanzi e anche saggi, dipende dal tema. Vado un po’ in anticipo, così posso scegliere un posto a sedere in fondo alla fila, adatto ad essere lasciato libero senza disturbare, ma anche e forse soprattutto per rispetto alla mia claustrofobia, che mi fa sentire in pericolo, imprigionata, se ho qualcuno a destra e a sinistra. Ad ognuno la sua fobia.Tre giorni fa sono andata ad ascoltare Massimo Recalcati presentare il suo ultimo saggio, “Le mani della madre. Gioie, fantasmi ed eredità del materno”. Si era occupato, prima d’ora, prevalentemente dell’eredità paterna, che trasmette ai figli il senso della legge, cioè mostra la necessità di scoprire il limite, l’impossibile, perché la vita si umanizzi. Il desiderio è possibile proprio come prodotto del limite, che serve appunto a poter desiderare. La legge come fonte del desiderio, allora, mi vien da dire. Affascinante, no? Con quest’ affermazione, già da sola incredibilmente illuminante nella sua evidenza semplicissima eppur raramente guardata,  ha aperto l’incontro, brevissimo, colpa di un treno da prendere. Ho preso appunti alla disperata, mi pareva di esser tornata all’università, quuando m’ inventavo abbreviazioni per correre veloce con la penna sul foglio di quaderno e perdere il minor contenuto possibile della lezione. Per fortuna poi sapevo interpretare quanto scritto.

    Il desiderio è rimasto, come punto fondante, anche in ciò che è la trasmissione dell’eredità materna al figlio. La trasmissione della vita ha bisogno e fondamento nel desiderio che la vita nasca. Il  figlio del desiderio e dell’attesa è allora figlio e vita insostituibile. Unico, questo figlio. Anche se ha fratelli. Se non desiderata e attesa, quella vita nascerà spenta.

    Ecco. Solo dopo, quando la fascinazione delle parole e la passione nella voce di Recalcati, a comunicare la forza del suo pensiero, sono diventate riflessione, il significato nascosto, l’interrogativo doloroso si è fatto avanti. La donna che ha chiaro, nell’idea di suo futuro, il desiderio di un figlio, ma non è assolutamente pronta al presente, eppure resta incinta? La ragazzina che resta incinta per caso, ignoranza, leggerezza, felicità nel momento magico dell’incontro, senza ancora avere l’età per immaginarsi madre? La donna che resta incinta perché abusata? Queste donne possono decidere di dire no alla gravidanza indesiderata o addirittura subìta. Ci sono donne che dicono no consapevolmente, affrontando la responsabilità  della propria scelta laica. Ci sono donne, invece, che sono lacerate dalla consapevolezza che dire di no sarebbe andar contro la propria formazione religiosa, i propri princìpi e  valori.  Ci sono donne che si sentono costrette a dire di no, ricattate e ricattabili. Ci sono donne costrette a dire di sì. Ci sono donne che, dopo lo stupore, lo smarrimento, magari anche l’angoscia, decidono di accettare e di portare a termine la gravidanza, più o meno consapevoli di ciò che significherà.

    Nei casi di assenso, più o meno libero,  il DESIDERIO dov’è? Potrà affacciarsi più avanti, certo, succedono cose strane e magnifiche nella psiche della donna quando il suo corpo si trasforma e non espelle, ma anzi accoglie, trattiene e protegge, silenziosamente arreso. Ma potrà anche non affacciarsi mai, anzi potrà nascondersi nelle profondità dell’inconscio, lavorare contro, provocare danni. Nella donna che diventerà madre e nel figlio, che non ha chiesto e non ha potuto scegliere di nascere.

    Quella vita, allora, non desiderata sarà una vita spenta?

    Nessuna generalizzazione indebita. Bisogna leggere il libro e studiarlo e cercare risposte anche a  domande del genere. Forse lo farò. Trovarsi di fronte a pensieri non ancora pensati, a provocazioni alla riflessione e all’approfondimento è sempre un dono, per me. Intanto credo davvero che, una volta deciso di accettare l’impensato, il non desiderato, si possa e si debba avere fiducia in se stesse, noi donne, nella capacità infinita, e senza retorica alcuna, di accogliere e curare dando molto probabilmente  vita a un desiderio tardivo consapevole. E saper chiedere aiuto, così come siamo capaci tanto spesso di darlo.

    Recalcati ha detto tante altre cose, con quella onestà intellettuale che mi è parsa, come sempre in lui, sincera. Una cosa in particolare ha detto che mi ha accarezzato il cuore: ospitare una vita altra, abbassare i confini identitari, accogliere lo straniero, far prevalere l’accoglienza all’espulsione. Parlava di figli. Io ho pensato ai migranti e mi sono sentita famiglia. Più che mai. Per loro.

    – via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – Oltre il desiderio

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