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Omelia della Domenica di Pentecoste

Omelia della Domenica di Pentecoste

Omelia della Domenica di Pentecoste

Pubblicato da Francesco Pio Ventorino il 27 maggio 2012.

DOMENICA DI PENTECOSTE 2012

Oggi ricordiamo il dono dello Spirito Santo, che è Dio con il Padre e il Figlio, con immensa gratitudine perché a Lui dobbiamo la nostra fede.

Per quello che ha creato innanzitutto fuori di noi.

Lo Spirito, infatti, ha plasmato nel seno della Madonna quella umanità bellissima di Gesù, capace di intelligenza e tenerezza infinita, che è divenuta ancora più bella nella sua umiliazione suprema della croce. Noi non siamo stati convinti da un discorso nuovo su Dio, più intelligente di quello che erano stati capaci di fare i filosofi, ma da questa carne visibile che la Madonna ha donato al Dio fatto uomo.

Lo Spirito, poi, continua a creare il corpo di Cristo che siamo noi, la Chiesa. Attraverso questo, Gesù si rende presente a ciascun uomo nella storia e lo attira a sé con la forma umana più adeguata per lui.

Noi abbiamo provato questa attrattiva nella umanità di quei santi che Dio ci ha fatto incontrare e che ci hanno convinto della convenienza della sequela cristiana e della dolcezza della memoria di Cristo, come autocoscienza della nostra personalità.

Noi abbiamo bisogno continuamente di questa testimonianza, altrimenti la nostra coerenza ideale e morale all’incontro fatto si dovrebbe compiere in una solitudine quasi titanica e perciò insostenibile. «L’entusiasmo della dedizione [cioè dello sforzo etico e logico] è imparagonabile all’entusiasmo della bellezza», diceva spesso don Giussani. La dedizione nasce da noi e alla lunga tende a decadere, lo stupore della bellezza non nasce da noi: è provocato in noi dalla grazia di una presenza.

Io pertanto ho bisogno di vedere ogni giorno la bellezza del corpo di Cristo in voi e ciascuno di voi ha bisogno di ritrovarla in una vera compagnia cristiana.

Lo Spirito agisce anche dentro di noi.

Con la sua luce ci fa riconoscere i segni della divinità nella umanità di Cristo e della Chiesa. Non si arriva alla fede in forza di un ragionamento, ma per la grazia di una intuizione interiore che è dono dello Spirito Santo. Ciò non significa che non sia ragionevole credere, ma che senza l’illuminazione dello Spirito non ne vedremmo la ragionevolezza. I Padri spiegavano questo con l’esempio della luce del sole. Essa non crea i nostri occhi o gli oggetti che essi vedono; ma senza di essa sarebbe impossibile vederli.

“Veni Sancte Spiritus” è stato, pertanto, il grido più insistente della preghiera di don Giussani, cui aggiungeva: “Veni per Mariam”, perché sempre, come la prima volta, il corpo di Cristo viene tratto dalla carne della Madonna che appunto per questo è la Madre del popolo cristiano.

via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – OMELIA DELLA DOMENICA DI PENTECOSTE.

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