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OMELIA DELLA FESTA DELL’ASSUNTA

OMELIA DELLA FESTA DELL’ASSUNTA

OMELIA DELLA FESTA DELL’ASSUNTA

Pubblicato da Francesco Pio Ventorino il 17 agosto 2012.

OMELIA DELL’ASSUNTA DEL 2012

Come ogni anno siamo qui a ricordare e a festeggiare questo ingresso misterioso ma reale della Madonna con la sua anima e con il suo corpo nella profondità dell’eternità di Dio. Questo ingresso che ciascuno di noi desidera per i propri cari e attende per se stesso. Chi ama di più, di più lo desidera, perché è nell’amare l’esigenza del “per sempre”.

Quando si va a Gerusalemme si va ad onorare due tombe vuote, quella di Gesù e quella di Maria sua madre. Sono importanti quelle due tombe vuote, senza resti mortali, sono come la testimonianza di un avvenimento di vita oltre la morte, sono un vuoto ma con una promessa dentro, una promessa di compimento del nostro desiderio di eterno.

Quanto più si cresce negli anni, tanto più si diventa soli. Quelli che tu hai amato ti vengono, uno dopo l’altro, tolti dalla morte. Il loro corpo viene consegnato alla terra. Risorgerà come quello del Signore e della Madonna? E la loro anima si è dissipata nell’aria con il loro ultimo respiro, oppure è custodita dall’essere eterno di Dio conservando la sua unicità e bellezza? Sono domande che riguardano loro, ma che riguardano anche te, che riguardano anche noi.

Allora si capisce come tutta la nostra speranza sia ancorata alla testimonianza degli Apostoli, di quei pochi che hanno avuto la fortuna di assistere alle “apparizioni” del Risorto, e che hanno giurato con il loro sangue sulla loro verità. Lo hanno voluto “toccare” per noi, con Lui hanno mangiato e bevuto anche per noi. Questa è la nostra fede: si chiama tradizione apostolica!

Essa trova un riscontro nel presente, in quell’inizio di vita nuova che anticipa quella eterna, quella vita vera del Risorto che già da adesso in qualche modo si riverbera nella Chiesa, quella vita che in forza della certezza del suo destino buono, diventa gioia, creatività, carità costruttiva.

Se veniamo persuasi da questa, siamo chiamati a persuadere il mondo. Nessuno lo può persuadere, infatti. se non nella misura in cui è persuaso. Ma, senza questa persuasione, il presente rimane opaco, impermeabile nella sua apparente monotonia o ingiustizia, e noi veniamo assaliti da una cattiva rassegnazione, che diviene disperazione, paralisi, inerzia. Non c’è più drammaticità!

Celebrare la Madonna Assunta comporta, dunque, mettere in questione la nostra vita presente, così come è divenuta nel tempo, se ha conservato la giovinezza della speranza e della certezza nel futuro, se è una tomba aperta alla resurrezione, oppure una tomba che lentamente, mucchietto dopo mucchietto di terra gettatovi sopra, abbiamo chiuso a ogni speranza.

Nel film sulla Passione di Cristo di Gibson, Gesù percorre la sua via dolorosa seguito da due sguardi che non lo lasciano mai: quello di Satana che spera di sorprendere in Lui un segno di disperazione e quello della Madonna che lo sostiene nella sua obbedienza.

Noi siamo circondati paradossalmente sempre da questo doppio sguardo. Ma chi si attende di sorprenderci disperati paradossalmente nello stesso tempo in cuor suo spera di essere confermato nella speranza. Che grande responsabilità! Alla speranza di ciascuno di noi è legata quella del mondo.

Ricordo sempre con grande commozione quando interrogai mia mamma ‒ eravamo verso la fine della sua vita ‒ sulla ragione della sua fede. “Mamma, ma tu perché credi così fermamente nel Signore?”. Ed ella mi rispose: “Perché tu ci credi”. Ho sentito tutta la vertigine dell’essere cristiano e dell’essere prete. Quella che si rinnova ogni giorno, in modo particolare questa sera nel 58° anniversario della mia ordinazione sacerdotale. Alla mia fede è legata quella di molti!

In questa ultima fase della mia vita mi sento scrutato sulla mia speranza, specialmente da coloro che si stanno accostando da adulti alla nostra esperienza ecclesiale, richiamati dall’entusiasmo di alcuni di noi. A loro sono grato di avermi ridato la possibilità di legare la mia vita quasi monastica al mondo reale in cui la gente di oggi vive la fatica della propria esistenza.

È per questo che nella mia povertà mi affido al Signore ripetendogli quasi ogni giorno con il salmo: “Ricordati, Signore, della parola con la quale hai destato in me la speranza!”. Ricordati tu, Signore, della tua promessa perché tutta la mia povera vita è legata alla tua fedeltà. Solo in questa preghiera, nella quale riecheggia il Magnificat della Madonna, dove viene ricordato Dio come uno che si ricorda della sua misericordia, recordatus misericordiae suae, riesco a trovare la certezza e la pace.

La misericordia di Dio per me è stato il carisma di don Giussani. Quindi, pregando il Signore perché si ricordi di questa sua parola con la quale ha destato in me la speranza, prego anche per questo popolo che da lui è nato, prego per tutti voi.

via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – OMELIA DELLA FESTA DELL’ASSUNTA.

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