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Paolo Poli e il bastardo

Paolo Poli e il bastardo

Paolo Poli e il bastardo

  • Oggi qualcuno mi ha scritto che persone come Paolo Poli non dovrebbero morire, per i passi importanti che ha fatto fare alla mentalità comune, esponendosi e mettendosi costantemente in gioco nell’impegno a smascherare le tante ipocrisie sociali. Prima di quell’affermazione finale mi aveva scritto un elogio così bello che potevo solo condividere.

    Però mi è successo subito dopo qualcosa di irrazionale. Ho provato una sorta di ribellione, come fossi di fronte a un’ingiustizia, e voglio condividere qui la mia risposta impulsiva e appassionata che, dopo averla riletta e deciso di pubblicarla, scriverei di nuovo pari pari, compresa tutta la poca attenzione alla forma.

    A quel qualcuno ho scritto: ” Ho bisogno di dirlo, è proprio un moto dell’anima: nessuno, neanche il più bastardo, dovrebbe morire, assieme a Paolo Poli, Umberto Eco, Rita Levi Montalcini ecc. Invece  a tutti tocca, e allora il più bastardo non se lo ricorderà nessuno, se non per il fastidio e il disprezzo suscitati in qualcuno, mentre forse aveva tanto, ma proprio tanto da dire e insegnare, mentre Paolo Poli e chi come lui avranno un posto nel cuore e nella mente di tutti coloro che hanno avuto il dono di incontrarli, anche se a distanza, e amarli.

    E’ questo il valore di una vita? mostrarsi ed esporsi mentre respira, far fare passi importanti alla mentalità comune, e continuare a farlo a lungo dopo. Sì?

    E allora vorrei tanto che venisse permesso anche a un bastardo di far fare passi del genere, alla mentalità comune.

    Potrebbe davvero, e in profondità. E senza restare a distanza, come un personaggio in vista, che in fondo non può mai essere raggiunto. Lo si può sentire abitarci dentro, ma non lo si può avere accanto, vederlo in tutte le sue miserie, che saremmo capaci di amare come abbiamo amato la sua straordinarietà.

    Il bastardo potrebbe eccome, ci si potrebbe sporcare con lui, tutto, dalle mani al cuore. E poi ripulirci insieme a lui, comprendendone del tutto il senso.

    Ma nessuno glielo permette mai. E noi non ci sporchiamo le mani, mentre ci eleviamo mente e cuore di fronte a persone che hanno avuto il nostro assenso e che anzi sono sommerse dalla nostra gratitudine e dal nostro incanto.

    Non mi va bene, mi fa una tristezza infinita.

    Mi è venuto così, di getto, ho provato un bisogno indicibile di difendere la straordinarietà di tutti, anche del più bastardo, quella straordinarietà che non può mostrarsi perché non gliene frega niente a nessuno”.

    E’ forse il mio modo di dire : buona Pasqua! Cioè: buona resurrezione.

    – via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – Paolo Poli e il bastardo.

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