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pensieri torridi

pensieri torridi

pensieri torridi

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    Non tanti anni fa, non più di 10 comunque, d’estate prendevo il sole al primo pomeriggio in terrazza, sconsideratamente. Non potevo andare in vacanza, non c’erano i soldi e quelli che racimolavo erano per mio figlio, se appena appena si prospettava per lui la possibilità di due-tre giorni via, in casa di amici, al mare o in montagna. La mia è una terrazza lunga e stretta, al terzo piano, esposta al sole bollente dalle 13 fino a sera. Non avevo comodità di sorta, sdraio, ombrellone, materassino, niente. E non ne sentivo la mancanza. Un asciugamano grande sul pavimento, un cuscino, un cappellino in testa, e tanti stracci lungo la ringhiera per coprire la visuale ai dirimpettai. Non c’erano, ma non si sa mai. Volevo stare al sicuro, comoda e in due pezzi, o anche solo uno. Facevo la sauna, letteralmente. E mi piaceva. La bottiglia d’acqua diventava calda calda, ma non m’importava, la bevevo così com’era pur di non alzarmi e interrompere l’amorosa spudorata relazione con il sole. Nessuna protezione per la pelle. Mi è andata bene, non ho pagato un prezzo alto per tanta incoscienza.

    Poi quella relazione appassionata è andata in fumo. Non l’ho più sopportato. Sentivo e sento la nostalgia di quegli incontri, ma le vicende della vita, del corpo, l’età mi hanno allontanata da lui in maniera drastica. Una specie di idiosincrasia. Lui ha  continuato e continua ad accendersi, a infuocarsi, ad allungarsi anche sotto i portici, negli angoli che sembrano al riparo dalla sua invadenza. E’ a disposizione di tutti, non fa discriminazioni, lui. E mi scova e mi toglie ogni forza. Quando imperversa, entro nel tunnel del rischio collasso e devo rintanarmi in casa, protetta dai raggi bollenti, ma non dallo sfinimento del calore che aggredisce i muri, toglie il respiro, penetra la pelle e la scioglie in rivoli ininterrotti di sudore. E sto in prigione a lungo, stoicamente consapevole della mia impossibilità ad essere libera, di movimento e di scelte. Devo abbassare la cresta e riconoscere tutta la mia piccolezza e impotenza di fronte alla forza della natura. Sono un granello di sabbia. Punto e basta. Senza piangermi addosso. E’ la verità.

    E allora rifletto.

    So che noi umani abbiamo responsabilità pesanti per i mutamenti climatici e quindi anche per estati così roventi.  So che ne prendiamo atto – capo chino e sguardo contrito –  solo al momento in cui il cambiamento si mostra in tutta la sua virulenza e ci mette in difficoltà e per qualcuno, forse per molti ha conseguenze pesanti. Anche definitive. Come adesso, in questa estate. La gente si sente male, la gente va in ospedale, la gente muore. La gente spesso muore sola. All’improvviso. Per un colpo di calore di troppo. Ci dispiace, accidenti se ci dispiace! E allora? Allora niente, è successo, è passato, quello che è successo ci ha solo sfiorato, e con una velocità davvero sorprendente ce ne dimentichiamo, senza mutare di una virgola i nostri comportamenti colpevoli. E così abbiamo fatto e faremo ancora dopo un inverno troppo rigido e tanti senzatetto morti in strada. Per non parlare di un terremoto, un’alluvione, una frana, una valanga, uno tsunami.

    Cosa c’è dietro a questa capacità di dimenticare – se non si è stati personalmente colpiti o feriti negli affetti – e passare oltre? E non imparare niente? A parte il solito discorso sull’ egoismo, indifferenza, cinismo e quant’altro di moralmente esecrabile, che lascia il tempo che trova, purtroppo, cosa c’è dietro veramente? Quali paure, fantasmi, angosce? o quali certezze, deliri, visioni? Oppure non è che quelli – gli esperti, i potenti, i nostri rappresentanti, loro, sempre loro –  che sanno cosa si dovrebbe veramente fare per salvare questo mondo non hanno alcuna intenzione di dircelo, di insegnarcelo seriamente, con parole semplici e chiare, passo passo, esempio su esempio, verifica su verifica, fino a che i gesti giusti diventino una felice abitudine da insegnare alle generazioni nuove? Se lo facessero cosa succederebbe loro? Per caso perderebbero pezzi di potere e di arricchimento personali? Hanno forse certezza di onnipotenza e immortalità?

    Sono, le mie, farneticazioni di una prigioniera del caldo torrido. O forse no. Di certo sono una richiesta: qualcuno potrebbe provare a rispondere?  sarei felice d’imparare e poi lo racconterei e spargerei la voce. Parola d’onore.

    – via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – pensieri torridi

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