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qualcuno vuole un biglietto?

qualcuno vuole un biglietto?

qualcuno vuole un biglietto?

  • Pubblicato da Maria Paoloni il 2 Aprile 2014 –

    – Qualcuno ha bisogno di un biglietto? – dicevo, sventolando il mio, di biglietto, obliterato da pochi minuti soltanto. Da quando il suo costo è cresciuto, mi son ritrovata dentro una sorta di ribellione rabbiosa contro quella che ritengo una vergogna. E mi accontento di questo termine, per non trascendere, ché non sta bene.

    E allora ho cominciato a guardare in faccia le persone che si assiepano alle fermate dove scendo, per valutare se qualcuno di loro non abbia i soldi o la volontà di fare il biglietto, rischiando la multa. E mi son ritrovata a fare i conti con pregiudizi da cui mi credevo immune. Presuntuosa.
    Le prime che guardavo erano le donne straniere, velate, nere, dell’Est, o, se nostrane, solo dai 60 anni in su. Più giovani solo se agitate. Seconda scelta erano le ragazze un po’ malmesse. In tutti i sensi. Poi gli uomini. Per ultimi i ragazzi. Se non son pregiudizi questi, come potrei definirli? Riconoscerli, però, è già un buon passo verso il loro superamento, mi dico.
    All’inizio della mia reazione rabbiosa, chiedevo a voce bassa, avvicinandomi alla persona che ritenevo potesse essere interessata.
    Ho ricevuto pan per focaccia. Son stata guardata dall’alto in basso, espressioni arcigne, o disgustate, oppure offese. Addirittura qualcuno si allontanava come se quel biglietto potesse essere un’arma sofisticatissima di ultima generazione. Rare volte qualcuno mi correva dietro dicendo: io, grazie…Insomma un fallimento. Mi ha fatto male più che un insulto.
    La diffidenza. La si respira ovunque, condisce ogni sguardo, gesto, pensiero. L’ho toccata con mano tante volte, me la sono ritrovata anche dentro di me in occasioni in cui l’altro somigliava, e solo esteriormente, ai miei personali fantasmi, divenuti tali per il bombardamento mediatico a cui non sono sempre riuscita a sottrarmi con sdegno. Ma questa diffidenza, questa che dubitava di un biglietto dell’autobus mi ha davvero trovata completamente impreparata.
    Forse pensavano che volessi essere pagata? O semplicemente non potevano credere a un gesto disinteressato da parte di una anziana sconosciuta.
    Ho ingoiato lo smarrimento e ho insistito. Cambiando tattica. O strategia? Mi confondo sempre tra questi due termini, abbiate pazienza, sono davvero anziana.
    Ho smesso di scegliere a chi rivolgermi e ho cominciato a dirlo a voce alta: C’è qualcuno che ha bisogno di un biglietto? L’ho detto senza guardare qualcuno in particolare e quasi senza fermarmi ad aspettare la risposta, con una sorta di sfida nel tono: fatemi vedere quanto sciocchi siete a non afferrarlo al volo, questo biglietto di m….
    Sta andando meglio. Negli ultimi tempi mi guardano in faccia senza corrugare la fronte. Qualcuno mi lascia passare e poi mi chiama. Qualcuno è perfino dispiaciuto a dovermi rispondere che ha l’abbonamento.
    Solo in casi come questo mi spiace di non essere iscritta a facebook, potrei invitare tutti a fare come me: un euro e 30 centesimi, o un euro e 50 centesimi direttamente in vettura sono davvero un furto.
    Fatelo voi che mi avete appena letto. Di sicuro siete tutti in facebook. O quasi. Che storia sarebbe se a tutte le fermate ci fosse qualcuno che grida: Chi ha bisogno del biglietto? Tranquilli, è gratis! e quasi ancora intero. Chi lo vuole?
    Mi piacerebbe proprio tanto e sarei molto molto orgogliosa di me.
    Perché volete negarmi questa piccola gioia alla mia età?
    No che non vi dico quanti anni ho, maleducati.

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