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Terza C, 2° piano a destra

Terza C, 2° piano a destra

Terza C, 2° piano a destra

Pubblicato da Vita Marinelli  il 13 settembre 2012.

La mia terza C non doveva essere una terza C, ma una terza D. Era questa la sezione del ginnasio. Eravamo in venti in quarta ginnasio, sedici in quinta. Una classe straordinaria, interrogata settimanalmente dai professori. In quella classe quell’anno fu premiata la migliore studentessa dell’Istituto con un assegno simbolico di cinquantamila lire e un diploma per merito, conservato ancora. Ma fummo tutti promossi a fine anno, nessuno rimandato, per un impegno che ogni studente tacitamente aveva preso. Volevamo far cambiare idea al Preside che aveva deciso di sopprimere la sezione D. Non ci riuscimmo e andammo a finire, divisi, nella sezione C e nella A. Io nella C. I tre anni successivi sono stati anni in cui l’originaria sezione C rivendicava l’originarietà, appunto, nei confronti degli ex D. Loro poi avevano mantenuto quasi tutti i professori del ginnasio, e questo era penalizzante soprattutto quando anche i professori rimarcavano quell’originarietà assurda. Quello di matematica soprattutto. Noi, ex D, di buono avevamo il professore di Latino e Greco che aveva voluto seguirci. Era uno duro, ma almeno avevamo il vantaggio di conoscerlo da due anni prima. Alla maturità mi pareva logico che commissario interno ( all’epoca c’era ancora la modalità di commissione esterna e un commissario interno prescelto ) dovesse essere il professore di Latino e Greco, essendo un liceo classico. La C, originaria, s’impuntò e volle commissario il professore di Matematica, lui gongolante. Del resto lo aveva voluto anche per il viaggio in Grecia, e lui con la Grecia, ma anche con la matematica a dir la verità, c’entrava poco. Uscì Greco quell’anno. E io, che lo adoravo, lo tralasciai come materia da portare orale, scegliendo Latino e Matematica, indispettita. Volevo essere misurata in matematica ‘esternamente’. E passai il giuramento di Ippocrate a molti compagni durante lo scritto, anche ai nostalgici rivendicatori della originaria C. Alla fine degli esami il Preside mi chiamò per offrirmi un gelato. Mi disse una bella cosa, che ricordo ancora e recupero quando sento arrivare la stanchezza. Ma quando nel 2009 è stata organizzata la cena della terza C non ho sentito alcun bisogno di rivedere quei compagni, e non ci sono andata. Non perché fossi ancora risentita per il vissuto di quegli anni, o forse pure, chissà. Ma perché, come dice Salvo G., m’immaginavo che la sofferenza, che nel mentre era potuta passare nella mia vita, poteva essere passata anche nella vita degli altri e si sarebbe dissolto anche l’ultimo ricordo di spensieratezza. Si sarebbe alla fine sciolto quel gelato che invece resiste dopo vent’anni.

via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – Terza C, 2° piano a destra.

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