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Un mondo selvaggio

Un mondo selvaggio

Un mondo selvaggio

Avevo solo nostalgia di un ricordo qualunque sulle note di Wild World di Cat Stevens. L’ho condiviso con gli altri utenti di social4web, scrivendo il titolo in inglese e già presagendo rimproveri per la mancata traduzione. Che sono arrivati, giustamente. Va rispettato chi non conosce altra lingua. Un mondo selvaggio. Ecco. Quello cantato, quello dopo un abbandono. Ma la mia nostalgia era diversa, e avevo voglia di riempirla con una storia d’amore. Qualunque, ma d’amore. Non se ne può più. Era per un mondo diverso da quello che stiamo vivendo, la mia nostalgia. Meno selvaggio. Che poi selvaggio non avrebbe neppure accezione negativa. Solo che, nel progressivo involgarimento e abbrutimento generale in cui è precipitata la società, ci sono cascate dentro anche le parole. Anche le immagini. La comunicazione tutta. Senza pudore si mostrano una decapitazione e una esecuzione in strada. Poi, secchiate d’acqua goliardiche. Ogni tre giorni bambini ammazzati da genitori possessivi o disperati. E una intera estate a discutere se mettere un presidente razzista a capo della Federazione calcistica, e non c’era neanche da discutere. I Bronzi che vanno spostati a Milano dopo averli derisi con boa sgargianti e perizoma leopardati. La terza guerra mondiale. Messaggi allarmistici dal più famoso social network che si mostra sorpreso perché ‘non credevo facessi queste cose’. Cosa? E le armi. Usate, ma sempre armi. Noi non ce l’abbiamo la ferocia innocente degli animali. E’ inutile. Mi sento volgare in questo mondo.

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