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Una sera in piazza Verdi

Una sera in piazza Verdi

Una sera in piazza Verdi

Piazza Verdi a Bologna è bellissima. Subisce una cattiva reputazione, ma solo quando è abbandonata a se stessa. Il comitato Piazza Verdi, per l’appunto, e l’Associazione via Petroni e dintorni le hanno organizzato per il 2014 un’estate ricca di eventi culturali e di svago. In ultimo vi si sono incontrati Nadia Urbinati, Luciana Castellina e Stefano Bonaga su un tema interessante e preoccupante: la perdita della razionalità della politica.

Secondo Bonaga l’impressione è che siamo ormai fuori dal logos, inteso come razionalità occidentale. Che siamo nel mezzo di una grossa bugia, nel mezzo cioè di una descrizione di uno stato di fatto falsa. La crisi del logos, l’avvento della bugia, deriva dal fatto che la potenza della politica è minima rispetto all’algoritmo finanziario. Ecco. Potenza e impotenza. Per dirla con una battuta efficace, è come se si chiedesse: C’è Dio, no? Ci credi, si?

La fretta normativa, poi, sta schiacciando i partiti, la mediazione sociale, l’intelligenza sociale, i progetti, le federazioni, le autonomie. Nessuno dei politici sta chiedendo alla società cosa vuole. Il potere non può essere solo comando. La politica deve maturare cittadinanza. È comico, secondo il filosofo, che tre milioni di Italiani sborsino due euro per scrivere un nome e poi vengano rimandati a casa. La performance di cittadinanza non può ridursi al voto, anzi al non voto, e al pagamento delle tasse. Pensiamo cosa vuol dire pensare. Sennò aspettiamo la deriva, solo che il nemico non passerà mai. Chiude Bonaga.

Secondo Nadia Urbinati, invece, questa Italia che sarebbe dovuta diventare altro, è oggi un’Italia molto razionale, nel senso di utilitaristico. La democrazia c’è per l’uso che se ne deve fare, votare ogni cinque anni. Per il resto gli Italiani non hanno voce. Questo tipo di democrazia, che la docente della Columbia University definisce shumpeteriana, è perfetta, è duale. Dentro o fuori le Istituzioni, non ci sono altri argomenti. Alla democrazia diretta? Nessuno ci pensa. Secondo Urbinati il colpo di genio dell’attuale classe politica sta nell’aver trasformato le ragioni politiche in una lotta tra generazioni. Sta nella naturalizzazione del linguaggio politico, come se tutti i mali della politica fossero, appunto, a livello generazionale, naturale. La rottamazione dunque è naturale. I partiti politici sono diventati solo delle agenzie elettorali. Il politico vero lavora per la sua vanità politica, null’altro. Chi ci governa ha sapientemente pensato di costituzionalizzare il minimo sforzo della politica (shumpeterismo appunto). La riforma della Costituzione la si sta facendo in ragione di un Senato eletto che costa molto. Ossia, meglio che non sia eletto. Meglio che i cittadini non votino. La si sta facendo, la riforma, in ragione di una democrazia indiretta. Qualcosa che accadeva nell’800.

Secondo Luciana Castellina infine, non c’è stata mai un’epoca come questa, dove la rottura generazionale è così profonda. E dunque lei vorrà fondare il partito dei vecchi, per la gioia di Renzi. Lo vorrà fondare perché si è resa conto, in diverse parti del mondo, che non c’è memoria. Che c’è uno sradicamento della memoria che è terribile e pericoloso. Mentre, se si vuole capire il presente, ci si deve occupare di archeologia. Si deve riflettere sul passato.

La politica oggi è auditel, continua la fondatrice del Manifesto. È politica non più costruzione di senso, ma ricerca del consenso purché sia. La costruzione della democrazia pare sulla falsariga di facebook, mi piace non mi piace. È una politica sondaggio. Dov’è la democrazia gramsciana come condizione per aggregare una volontà collettiva e delineare un soggetto deliberante?

Gramsci pensava che la politica tutta in mano ai politici fosse pericolosa.

Lo penso anch’io.

Un Commento

  1. Si chiede senza dare. Non si ascolta più il cittadino. Le tasse aumentano perchè ‘l’Europa ce lo chiede’. Il degrado della politica ha creato un degrado sociale e una grave disparità socio-economica. L’attenzione del politico è rivolta ad altro: ottenere consensi e decidere per noi così come si fa su Facebook. Possiamo aggiungere ‘mi piace’ e basta. Non si commenta più. Non abbiamo più voce in capitolo. Una volta, si diceva, hai l’opzione del voto. Mi pare di non aver votato Renzi… anni fa.

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