Pages Navigation Menu

get the blog!

Valerio, Soneri e la lucertola

Valerio, Soneri e la lucertola

Valerio, Soneri e la lucertola

  • Non l’ho condotta io, l’intervista. Avrei voluto, ma ho pazienza. Debbo ancora leggerlo, il suo ultimo libro. Ci siamo conosciuti proprio da un’intervista io e lui, quella che mi fece nel luglio 2011 quando censiva i gruppi di lettura nella città di Bologna. Potrei misurare la nostra amicizia in libri da allora. La sentenza, Il rivoluzionario e questo ultimo del commissario Soneri, La strategia della lucertola.

    Già mi colpisce l’introduzione di Giovanni Egidio che dialogherà con Valerio Varesi e con il professor Bertoni dell’Università di Bologna. Parla di un giallo atipico, senza assassino.

    Proprio oggi, commentando una fotografia, Larici nella nebbia, ho scritto: sembra il titolo di un giallo, senza nessuno che muore per una volta. Sarebbe una bella storia, intanto è una bellissima fotografia. Eccola, allora, quale sarà la storia.

    Si chiama La strategia della lucertola l’ultimo libro di Valerio, perché è un romanzo sul potere. La lucertola, per confondere il predatore e salvarsi, stacca la coda. Il potere confonde e nasconde. Il potere che si racconta è in una Parma tangentara, simbolo di medietà, una città che fa finta di essere qualcos’altro. Parma appare come mai vista prima, una città omertosa. È protagonista e paradigma. Una persona con molti vizi e con un substrato che può essere scoperto solo attraverso il silenzio della notte. La politica in città è maleodorante, la società civile non è da meno. Non c’è alcun fossato tra loro a dividerle. E questo riassume quello che accade su scala più ampia nel Paese. È come se Valerio avesse guardato un pezzo di stoffa al microscopio raccontando della sua città.

    Il commissario Soneri è amareggiato in questo libro. Di più forse. È incazzato. Perché un’Italia ereditata in un certo modo viene consegnata ai figli peggiorata. È il racconto di una sconfitta progettuale di una generazione, alla fine, quella di Soneri. Valerio pure è amareggiato di dove siamo finiti. E quello che può fare, dice, è indagare. Con i romanzi storici, La sentenza e Il Rivoluzionario, e con le storie investigative del suo commissario.

    Come scrittore Valerio è a cinquanta romanzi di distanza da quello che pare il suo modello, Simenon. Ma è già cresciuto molto con Soneri, è cresciuta la sua stoffa di scrittore. I dialoghi, che per tutti sono banco di prova difficilissimo, lui li ha affinati come pochi e il suo libro potrebbe essere già sceneggiato così com’è.

    Il suo Soneri pure è cresciuto. Dialoga con tutti, anche con i colpevoli, si confronta. Ma vede con sufficienza la categoria dei giornalisti perché pensa che la realtà sia indomabile con i soli strumenti di un giornale. Valerio ne è cosciente, non se la prende col suo personaggio, non ci resta male. Sa bene che la realtà muta se si scava, e che di un fatto non si riesce mai a cogliere tutto. No, non ci resta male. Ma il suo personaggio preferito è Valmarini.

    via Social4Web – http://www.social4web.com/blogs – Blog View – Valerio, Soneri e la lucertola

Un Commento

  1. E per scoprire chi è Valmarini, di cui Vita sapientemente non dice nulla, bisognerà entrare nella storia che Valerio Varesi ha scritto restando fedele al suo Soneri. Lo sente vicino alla sua sensibilità e vede il mondo con gli occhi del suo commissario, di cui, però, non condivide tutta la malinconia e il nihilismo, per fortuna. Valerio è sì amareggiato, ma non perde del tutto il suo atteggiamento ancora coraggiosamente positivo. E continua a sporcarsi le mani, per mantener fede al ruolo sociale dello scrittore, in cui lui fermamente crede.

Lascia un Commento

Pin It on Pinterest

Share This